Il 31 marzo 2025 Marine Le Pen è stata riconosciuta colpevole di uso improprio dei fondi del Parlamento UE dal Tribunale di Parigi. Martedì 7 luglio la Corte d’appello esprimerà parere definitivo sulla leader di Rassemblement National, confermandone o meno l’ineleggibilità per cinque anni. Secondo i giudici infatti, dal 2004 al 2016, dei parlamentari del partito di destra risultavano impegnati in UE – dunque percepivano i fondi da Bruxelles – quando in realtà operavano in Francia. Una dinamica che non rappresenta un caso isolato, ma una vera e propria dinamica sistematica.
L’indagine della Procura UE su Rassemblement National
Le indagini non riguardano soltanto Le Pen, ma l’intero Rassemblement National. È proprio il presidente del partito Jordan Bardella a confermare sui social: «Come ogni volta, le procedure giudiziarie seguono il calendario elettorale». Poiché le autorità hanno avviato una serie di perquisizioni nella sede del partito – non solo in quella francese, ma anche italiana, belga e spagnola – e l’imminente apertura di un’altra indagine giudiziaria che coinvolgerà direttamente il «delfino».
L’attenzione dei magistrati converge sul gruppo Identità e Democrazia, ora Patrioti per l’Europa, e in particolare sulla gestione dei fondi UE tra il 2019 e il 2024. Si sospetta la distrazione illecita di almeno 4,3 milioni di euro. Il denaro sarebbe stato sottratto non rispettando le regole degli appalti pubblici per l’acquisto di materiale di comunicazione, assegnando invece i contratti in modo irregolare a società vicine al partito politico Rassemblement National.
Gli accertamenti riguardano anche le società Unanime ed E-politic e figure controverse come Frédéric Chatillon. Anche se con quest’ultimo Le Pen ha sostenuto di aver interrotto ogni tipo di rapporto.
Non solo, dalle rilevazioni della Procura UE sono emerse delle donazioni poco chiare rivolte ad associazioni come La Celle-Saint-Cloud dei vigili del fuoco, che nulla hanno a che fare con Bruxelles. Ci sono poi gli assegni destinati all’ex giornalista Pascal Humeau, incaricato di seguire gli eurodeputati e addestrarli alla comunicazione in sede parlamentare.
Il nodo Jordan Bardella
Qualora la Corte d’appello dovesse confermare l’ineleggibilità di Marine Le Pen, toccherebbe a Jordan Bardella sostituirla nella corsa all’Eliseo. Tuttavia, l’indagine che vede protagonista la leader di Rassemblement National potrebbe presto allargarsi anche al presidente del partito.
Anche lui, infatti, ha ricoperto l’incarico di assistente parlamentare per l’eurodeputato Jean-François Jalkh, ragion per cui si ripresenta il rischio di utilizzo improprio dei fondi UE, ma per il momento Bardella è riuscito a scampare al rinvio a giudizio in sede del tribunale penale. Aveva infatti sottolineato: «Un lavoro svolto per qualche mese, quasi dodici anni fa».
La sua estraneità ai fatti però è ancora da vedere. Proseguono infatti le perquisizioni nella sede di Rassemblement National. Il destino politico del partito e la sogno di sostituire Emmanuel Macron, quindi, dipendono dagli accertamenti delle autorità europee.
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