Il governo interviene sui conti pubblici e a farne le spese sono i grandi festival di musica sinfonica, operistica e multidisciplinare. Gli stessi ai quali è riconosciuto “assoluto prestigio” dalla legge 238 del 2012. Ora il ministero della Cultura ha predisposto tagli dei finanziamenti fino al 30%. La sforbiciata, inserita nel decreto sulle accise dei carburanti, ha provocato un’ondata di proteste da parte degli operatori del settore, che denunciano la conseguente impossibilità a sostenere gli standard richiesti.
Il contributo annuo previsto – pari a un milione di euro – era già stato ridotto del 5% nel 2024, scendendo a circa 857 mila euro. Con il nuovo intervento, sono stati sottratti altri 130 mila euro, raggiungendo così quota 727 mila euro per ciascun festival. Complessivamente parliamo di un terzo del finanziamento iniziale.
Tagli alla Cultura per finanziare il decreto-accise
L’iniziativa nasce dall’esigenza di reperire coperture per il decreto-accise, che ha imposto una revisione delle dotazioni di tutti i ministeri. La scelta di intervenire sui fondi destinati ai festival culturali però ha creato dei problemi di natura logistica, in quanto sono stati predisposti senza coinvolgere gli organizzatori. Sono progetti, sottolinea il presidente di Italia-Festival Francesco Maria Perrotta, che devono rispettare “altissimi standard di qualità”. Un budget limitato rischia quindi di mettere “in ginocchio istituzioni riconosciute di assoluto prestigio internazionale”.
Si articola su questo la lunga lettera inviata al ministro della Cultura Alessandro Giuli, nella quale si domanda se il dicastero abbia intenzione di proseguire su questa strada. “Il nostro mondo ha bisogno di certezze, che sono tutte venute meno” – conclude Perrotta.
La vicenda ha inevitabilmente assunto anche un colore politico, con il deputato del Pd Matteo Orfini che ha affermato: “Se ha scelto Giuli siamo in presenza di un atto irresponsabile e gravissimo. Se non ha scelto Giuli è paradossalmente è ancora peggio perché significa che evidentemente il ministro non decide nemmeno su quello che riguarda il proprio dicastero”. Di altro avviso è Giulio Tremonti, ministro dell’Economia all’epoca del governo Berlusconi, che ha sentenziato: “Con la cultura non si mangia”.
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