“Stiamo caricando le nostre navi con le migliori munizioni, le migliori armi mai costruite. Se non raggiungeremo un accordo, le useremo in modo molto efficace”. È questa la nuova minaccia del presidente degli Usa, Donald Trump, nei confronti dell’Iran. Nel caso in cui i negoziati che inizieranno domani a Islamabad, in Pakistan, non dovessero avere esito positivo, allora gli Stati Uniti riprenderanno il conflitto, probabilmente in modo più violento di prima.
Il tycoon ha dichiarato che l’esercito statunitense sta ricaricando le sue forze, probabilmente nell’ipotesi che il conflitto possa avere una ripresa. Nella notte tra martedì e mercoledì, Washington e Teheran hanno firmato una tregua di due settimane, necessaria a far svolgere i colloqui di pace che pongano definitivamente fine alle ostilità. Un cessate il fuoco che, sin dall’inizio, è apparso piuttosto fragile, anche in considerazione del proseguimento dei bombardamenti israeliani in Libano.
L’avvertimento di Trump all’Iran
Oggi, il presidente del parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha sostenuto che l’Iran non si siederà al tavolo dei negoziati finché non vi sarà una tregua anche a Beirut. Una minaccia che non è piaciuta affatto a Trump, il quale non ha atteso a lungo prima di rispondere. “Gli iraniani non sembrano rendersi conto di non avere alcuna carta da giocare, se non l’estorsione a breve termine ai danni del mondo attraverso l’uso delle vie d’acqua internazionali”, ha sostenuto oggi in un post su Truth, facendo riferimento al controllo che Teheran esercita sullo Stretto di Hormuz, la piccola ma cruciale striscia di mare in cui passa un quinto del petrolio mondiale.
Lo Stretto era stato riaperto a seguito della tregua, salvo poi essere chiuso non appena l’Iran ha avuto conferma che i bombardamenti in Libano non si erano arrestati. Trump su questo aspetto ha voluto chiarire che il territorio di Beirut non era mai stato compreso nell’accordo per il cessate il fuoco. Un dettaglio di cui Teheran, però, non sarebbe stata informata.
“L’unica ragione per cui sono ancora in vita oggi è negoziare!”, ha aggiunto ancora il tycoon, sottolineando che la Repubblica islamica non avrà grandi margini di negoziazione negli incontri che avranno inizio domani. Colloqui che, secondo Ian Bremmer, presidente di Eurasia Group e uno dei più influenti analisti di geopolitica al mondo, sono “costruiti sulla sabbia“. A pesare sulla possibile intesa, poi, c’è anche l’incognita delle volontà di Israele sul Libano. Trump quindi sarà chiamato a un doppio ruolo di mediatore, in quanto dovrà frenare anche le volontà espansionistiche del primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu.
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