mercoledì 6 Maggio 2026
Alessandro Giuli

Giuli ministro della Cultura a sua insaputa

Dal caso del padiglione russo alla Biennale, alla questione delle Soprintendenze del Piano Casa. La sua risposta è sempre: "Non sapevo nulla"

Da Maria Vittoria Ciocci
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Alla luce delle dichiarazioni di Alessandro Giuli ai giornalisti di Repubblica (leggi qui), viene facile un dubbio: è consapevole di essere ministro della Cultura? Sembra, infatti, che tutto capiti a sua insaputa. Dall’inclusione del padiglione russo alla Biennale, all’esclusione del documentario su Giulio Regeni dall’assegnazione dei finanziamenti pubblici, passando infine per il licenziamento in tronco di Beatrice Venezi. Epilogo che neppure la direttrice d’orchestra si aspettava, tanto da accusare tutta la compagnia di Fratelli d’Italia di averla usata.

Ma l’elenco di affondi al ministro Giuli non finisce qui. C’è anche la questione delle Soprintendenze avanzata dal vicepremier Matteo Salvini, il quale ha affermato di volerle abolire totalmente. Una norma, inserita nel Piano Casa, per bypassare i controlli nel caso in cui i lavori riguardino immobili e case popolari situate nel centro storico. Un battibecco consumato tra i due durante il Consiglio dei ministri, in seguito al quale Giuli ha minacciato di non votare la proposta, in tutela dell’art. 9 della Costituzione, che garantisce la “tutela del paesaggio e del patrimonio storico e artistico”. Ma anche in questo caso, il ministro è caduto dalla montagna del sapone: “Non sapevo nulla”.

E infatti il deputato del M5s Gaetano Amato, dopo aver letto con attenzione l’intervista del responsabile della Cultura, ha ironizzato: “Alessandro Giuli certifica di essere un ministro a sua insaputa. Giuli come Scajola. Lo abbiamo incalzato sul caos Biennale e la sua risposta è stata ‘u cane nun è u miu’. Probabilmente il cane è di Fazzolari”. E aggiunge: “Che Giuli fosse un ministro commissariato – alle dipendenze, intende Amato, del governo – lo sapevamo fin dall’inizio. Quello che però fa specie in questo vuoto pneumatico di responsabilità, è la spocchia verso Pietrangelo Buttafuoco”.

Anche sul caso Biennale, il ministro ha affermato di aver consegnato tutto a Palazzo Chigi (e da qui, infatti, si presuppone sia stato gestito tutto fin dall’inizio), lavandosene definitivamente le mani.

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