Pep Guardiola non sarà il nuovo commissario tecnico dell’Italia. Il tecnico catalano ha riflettuto a lungo sulla proposta arrivata da Paolo Maldini e Leonardo, ma alla fine ha scelto di dire no: «Grazie, sono onorato, ma in questo momento non me la sento». Una risposta sofferta, ma coerente con la decisione già presa dopo l’addio al Manchester City: fermarsi, almeno per ora.
Il no di Guardiola
La chiamata della Nazionale italiana non lo ha lasciato indifferente. Guardiola ha un legame forte con l’Italia (ha giocato a Roma e a Brescia) e con Maldini, a cui in passato aveva dedicato la sua prima Champions da allenatore. Per questo ha ascoltato, valutato, immaginato anche l’ipotesi di guidare gli azzurri.
Alla fine hanno prevalso i dubbi. Il primo riguarda la vita personale: dopo dieci anni al Manchester City e una carriera passata tra campi, viaggi e pressioni continue, Guardiola vuole tempo per sé e per la famiglia. Un’esigenza che difficilmente si concilia con un progetto lungo e totalizzante.
«Se lo faccio, lo faccio al 100%»
C‘è anche un tema professionale. Guardiola si considera un «malato di calcio» e non ama lavorare a distanza. L’idea di fare il ct affidandosi a una rete di collaboratori, senza vivere quotidianamente il campo, non lo convinceva del tutto.
«Se lo faccio, lo faccio al 100%», avrebbe spiegato durante i contatti. Per lui la panchina dell’Italia non poteva diventare un incarico da gestire a metà, tanto più dentro un progetto che Maldini ha definito di «otto o dieci anni». Proprio per rispetto dell’Italia e di Maldini, Guardiola ha preferito essere chiaro prima ancora di parlare di soldi: la parte economica, infatti, non sarebbe mai stata affrontata.
Scatta il piano Pirlo
Con il no di Guardiola, si apre ufficialmente il piano B. Il nome in cima alla lista è Andrea Pirlo, profilo che Maldini e Leonardo considerano adatto a inaugurare una fase nuova. Non solo un commissario tecnico, ma il volto di una rifondazione tecnica e culturale.
L’obiettivo è tagliare con il passato e costruire la Nazionale attorno a una nuova idea di calcio. Un lavoro che richiederà tempo, pazienza e coerenza, anche se il calendario non aspetta: tra otto settimane c’è la Nations League e l’Europeo del 2028 sarà la prima vera verifica prima del Mondiale 2030.
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