lunedì 27 Luglio 2026
Fakir

Il giudice del caso Aldrovrandi sulla morte di Fakir: “La polizia doveva proteggerlo, non ammanettarlo”

Francesco Caruso spiega a Repubblica che la Cassazione detta linee chiare agli agenti su come comportarsi di fronte a un soggetto agitato: “"L'azione deve essere di contenimento e di protezione, in primo luogo della persona in difficoltà”

Di Laura Laurenzi
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Secondo Francesco Caruso, il giudice che ha emesso la per la morte di Federico Aldrovrandi, nel caso di Abderrahim Fakir gli agenti intervenuti non avrebbero agito correttamente. “Questo caso è cento volte più chiaro di quanto lo fosse quello di Aldrovrandi”, ha dichiarato a La Repubblica, facendo riferimento al caso dello studente ucciso durante un di polizia nel 2005.

Stavolta a morire è un 42enne, ammanettato a mani e piedi e tenuto faccia a terra da due poliziotti durante le operazioni di fermo. Il giudice innanzitutto si chiede perché gli agenti abbiano deciso di contenere Fakir, visto che non rappresentava un pericolo né per loro stessi, né per le altre persone presenti. “Perché lo ammanettano? Non mi risulta che abbia commesso tali da consentire l’“, si domanda Caruso.

Caruso: “In questi casi la polizia deve proteggere”

Il giudice ricorda come la Cassazione preveda che davanti a una persona agitata e affetta da manifesta psichiatrica, le debbano intervenire a scopo protettivo, in attesa dell’arrivo del medico. “L’azione deve essere di contenimento e di protezione, in primo luogo del soggetto in difficoltà”, ha sostenuto il magistrato, sottolineando che i poliziotti nel quartiere Pilastro di Bologna non avrebbero agito secondo queste linee guida.

Caruso: “Fakir potrebbe essere morto dopo una compressione prolungata”

Caruso riconosce che al momento non è possibile analizzare adeguatamente il caso visto che manca il referto completo dell’. Per ora è stato certificato solamente che i polmoni di Fakir erano pieni di sangue. Una foto successiva al suo decesso, inoltre, lo mostra a terra con una chiazza di sangue sotto la testa e macchie anche sul volto. Secondo il dei due poliziotti, si tratterebbe di sangue derivante da una ferita alla nuca che la vittima si sarebbe procurata da sola nei momenti di agitazione.

“La morte del 42enne sembra seguire un’azione di compressione prolungata del viso e del torace della vittima da parte di due agenti che lo bloccano a terra”, spiega Caruso, ricordando che questa sarebbe un’azione vietata dagli stessi protocolli di polizia. Il magistrato evidenzia che anche gli operatori della Croce Rossa intervenuti sul posto avrebbero dovuto “quantomeno avvertire i poliziotti, invitarli a fermarsi perché stavano facendo male a quell’“. Le indagini, ora, dovranno chiarire le eventuali responsabilità della morte di Fakir.

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