Sono oltre 120 i feriti tra le forze dell’ordine coinvolte negli scontri avvenuti il 25 luglio nel cantiere dell’Alta Velocità di Chiomonte, in provincia di Torino. Si tratta di 58 poliziotti, 48 carabinieri e 20 militari della Guardia di Finanza. I disordini scoppiati nel corso del corteo No Tav in occasione del Festival Alta felicità sono durati più di un’ora e hanno provocato danneggiamenti al cantiere, ma nessun ferito tra gli operai. Fonti qualificate confermano che sono almeno 450 i No Tav identificati in Val di Susa.
I manifestanti col volto coperto hanno lanciato bombe carta, molotov e pietre contro gli agenti, che hanno risposto con cariche, fumogeni e idranti nel tentativo di disperdere la folla. Attimi di puro caos che hanno costretto gli operai dei cantieri coinvolti a evacuare. Alcuni manifestanti si sono riversati sulla linea ferroviaria alla stazione di Bruzolo, riuscendo a bloccare il transito dei convogli. Le indagini proseguono alla ricerca di tutti i partecipanti del cosiddetto “blocco nero” che ha partecipato all’assalto.
La rabbia dei sindacati delle forze dell’ordine
Mentre la polemica politica continua a espandersi, anche i sindacati delle forze dell’ordine si uniscono al coro di sdegno per gli atti violenti avvenuti il 25 luglio. “La soglia critica è stata superata. Chiamiamo in causa tutte le forze politiche, i partiti e i movimenti del Paese. Chi tace, giustifica o minimizza aggressioni di questa gravità si assume una responsabilità morale”, ha dichiarato l’Unione Sindacale Italiana Carabinieri del Piemonte e della Valle d’Aosta.
Il messaggio dei No Tav contro Salvini
Nella mattina del 26 luglio, il movimento No Tav ha rivendicato le violenze con un messaggio. “Una grande giornata di lotta per la Val di Susa. Il movimento No Tav, a distanza di quindici anni dall’esperienza Libera Repubblica della Maddalena e dal 3 luglio, ha dimostrato ancora una volta che ha la forza di arrivare là dove la devastazione del territorio è all’ordine del giorno”, si legge nella nota.
Nel messaggio c’è anche un riferimento alle parole riservate dal Governo Meloni ai disordini. “Da Mattarella a Salvini, l’arco istituzionale si è espresso con narrazioni che dipingono i No Tav come ‘frutto marcio della sinistra’ e che rappresentano la pochezza che incarnano le opzioni politiche oggi”. Il riferimento è alle parole del leader della Lega, secondo cui queste violenze sarebbero generate dalla mancanza di condanne da parte dei partiti di centrosinistra.
Una versione smentita dalle parole di sdegno bipartisan che hanno seguito le proteste in Val di Susa.
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