Valter Lavitola resta nel carcere di Rebibbia. Il Tribunale del Riesame ha respinto la richiesta presentata dai suoi legali. I giudici hanno confermato l’impianto accusatorio dei pm e l’aggravante del metodo mafioso per l’attentato dinamitardo contro il giornalista Sigfrido Ranucci. Lavitola si è già dichiarato reo confesso come mandante dell’azione. Nel frattempo, i carabinieri stanno analizzando i suoi telefoni sequestrati. Dagli accertamenti emergono “dei buchi” nelle comunicazioni tra l’ex editore de “L’Avanti!” e l’ex conduttore di Report. Sono state riscontrate cancellazioni di messaggi inviati nei giorni precedenti e successivi all’attentato. Gli inquirenti vogliono ora recuperare queste chat per chiarire ogni ombra.
I contatti della compagna e la difesa di Ranucci
Le indagini puntano a fare luce su tutti i contatti legati alla vicenda. Sotto la lente c’è la posizione di Natalia Potenza, compagna di Lavitola. La donna avrebbe ricevuto da Laura Cianfoni, figura vicina a Ranucci, la copia dell’ordinanza cautelare emessa contro gli esecutori dell’attentato. L’invio sarebbe avvenuto subito dopo la perquisizione nell’abitazione dell’imprenditore. Ranucci ha chiarito l’episodio sui propri canali social: “non existe alcuna chat segreta. È stata mandata un’ordinanza già pubblica, su mia richiesta, e, di sua spontanea iniziativa, un semplice messaggio di cortesia per sapere come stava. Punto, null’altro”. Il giornalista ha poi ribadito di essere vittima della “più grande campagna di fango della storia finalizzata a rimuoverlo da Report”. Gli inquirenti indagano intanto sugli affari dell’imprenditore, compreso il business del carbon credit in Africa.
La confessione di Lavitola e la mossa dei legali
In Aula Lavitola ha rilasciato brevi dichiarazioni spontanee sul suo rapporto con Ranucci, definendolo “una grande amicizia tramite la quale speravo di potermi riabilitare e ottenere un riscatto sociale”. L’indagato ha ammesso di aver dato “un mandato in bianco” a Gomes Tavares per l’attentato, aggiungendo: “Ho fatto tutto questo per proteggere Ranucci da un attentato di cui avevo notizie”. I suoi avvocati preparano ora il ricorso per Cassazione. “Rispettiamo la decisione del Riesame che ha ribadito il carcere – afferma l’avvocato Sergio Cola – anche se non la condividiamo assolutamente sia in fatto che in diritto. Ora attenderemo che siano depositate le motivazioni, che arriveranno entro 45 giorni, ma subito ci rivolgeremo per saltum alla Cassazione per quanto deciso dal gip alcune settimane fa”.
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