La maggioranza si spacca sulla legge elettorale. Fratelli d’Italia e Noi Moderati annunciano emendamenti per reintrodurre le preferenze, mentre Forza Italia e Lega ribadiscono la propria contrarietà. Sarà l’Aula a decidere, ma intanto le opposizioni chiedono di fermare i lavori della commissione Affari costituzionali: «Appare davvero surreale proseguire come se niente fosse», ha dichiarato il dem Fornaro. E anche Vannacci promette battaglia.
Tajani: «L’accordo non prevede le preferenze»
«Il testo presentato dalle forze di centrodestra non prevede le preferenze», ha chiarito il leader di Forza Italia Antonio Tajani. «Io non le temo, sono sempre stato eletto con le preferenze, però mi pare che ci sia un accordo complessivo per non inserirle, quindi si va in quella direzione». La ministra delle Riforme Elisabetta Casellati si è schierata sulla stessa linea: «Sono contraria alle preferenze».
Contraria anche la Lega. «Restiamo contrari all’introduzione delle preferenze e quindi a qualsiasi emendamento sulle preferenze», ha affermato Igor Iezzi. Solo il giorno precedente, il suo compagno di partito Stefano Candiani aveva ammesso che sarebbe «più facile restare con questa legge elettorale». Un segnale delle difficoltà che tengono in fibrillazione la coalizione.
Donzelli: «Chiederemmo all’Aula cosa ne pensa»
Giovanni Donzelli ha confermato che Fratelli d’Italia presenterà la propria proposta direttamente nell’emiciclo di Montecitorio. «Non è una novità che il testo di riforma messo a punto dal centrodestra e firmato da tutti non abbia le preferenze e che Fratelli d’Italia proverà a portare le preferenze in Aula sotto forma di un emendamento».
Il responsabile organizzazione di FdI spera ancora in una mediazione: «Auspichiamo di individuare un emendamento che possa trovare il consenso di tutto il centrodestra. Non mi precludo di poter trovare una formula che dia la possibilità all’elettore di scegliere e anche ai partiti di garantire comunque una parte della classe dirigente». Senza accordo, però, «chiederemo all’Aula cosa ne pensa».
Nella maggioranza, anche Noi Moderati si schiera a favore delle preferenze: «Intendiamo restituire ai cittadini la possibilità di scegliere direttamente i propri rappresentanti in Parlamento», ha dichiarato Maurizio Lupi.
Le opposizioni chiedono lo stop
Preso atto della spaccatura della maggioranza, le opposizioni hanno chiesto formalmente la sospensione dei lavori.
«Appare davvero surreale proseguire come se niente fosse di fronte a una plastica e radicale divaricazione tra Fratelli d’Italia e Noi Moderati, favorevoli alle preferenze, e Lega e Forza Italia, sostenitori delle liste bloccate», ha dichiarato Federico Fornaro del Pd.
«La maggioranza vuole le liste bloccate per scegliere al posto degli italiani. Ci chiediamo quale sia il senso di andare avanti con una discussione parlamentare che appare sempre più finta» ha rincarato Simona Bonafè.
Filiberto Zaratti di Avs ha invitato il centrodestra a chiarirsi prima di continuare: «Parlatevi, scrivetevi, decidete e poi ci chiamate. Intanto chiediamo che i lavori della commissione siano fermati in attesa di una scelta della destra».
Il presidente della commissione Nazario Pagano ha però respinto la richiesta.
Gubitosa (M5S): «Non ci facciano perdere tempo»
«Tajani svela che il loro obiettivo è eleggere l’ennesimo Parlamento con le liste bloccate, negando ai cittadini il potere di scegliere, e subito dopo Donzelli fa sapere che loro in Aula andranno in direzione opposta» ha dichiarato Michele Gubitosa.
Per il vicepresidente del M5S, il comune denominatore resta «il tentativo di mantenere il potere passando sopra la testa dei cittadini». «Si parlino, cerchino di capire se sono d’accordo almeno su qualcosa e poi ci facciano sapere, senza farci perdere tempo mentre noi vogliamo occuparci di carovita, bollette e potere d’acquisto».
Il Movimento è favorevole alle preferenze ma, spiega Gubitosa, nemmeno la loro introduzione basterebbe a rendere accettabile una riforma giudicata «politicamente sbagliata sia nel merito sia nei tempi».
Vannacci: «Vogliono colpire Futuro Nazionale»
Entra a piedi pari nella discussione anche Roberto Vannacci, che interpreta le liste bloccate come una manovra contro il proprio partito. «Futuro Nazionale non ha fatto alcun accordo per non introdurre le preferenze. Per noi ci devono essere. I parlamentari li devono scegliere i cittadini e non le segreterie di partito». Il generale parla di «un lodo anti-Vannacci per colpire Futuro Nazionale» e accusa: «Chi priva gli elettori del diritto di esprimere una preferenza compie un vero e proprio furto di democrazia e sovranità popolare».
Il confronto decisivo sarà in Aula, dove il voto segreto rischia di rendere ancora meno prevedibile l’esito. Per ora, la maggioranza va avanti.
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