I calcoli sono stati fatti a bocca chiusa e taccuini serrati nei corridoi di Palazzo: sulla nuova legge elettorale, ribattezzata informalmente “Melonellum“, Fratelli d’Italia sta consumando un vero e proprio dramma interno. Le proiezioni sulle future candidature indicano un’ecatombe imminente per la truppa parlamentare: in base al nuovo testo, quasi un quarto degli uscenti eletti nel 2022 rischia di non essere riconfermato e di rimanere fuori dai giochi.
Il listino blindato per la “fiamma magica”
Il cortocircuito nasce dall’architettura della norma, pensata per blindare l’ossatura del partito garantendo a FdI circa 49 capilista bloccati. Un numero che, causa pluricandidature incrociate, si restringerà ulteriormente per garantire l’elezione sicura a una ventina di figure verticistiche della “fiamma magica”: le sorelle Meloni, i ministri chiave e i vertici di via della Scrofa. Lorio correranno col paracadute; per tutti gli altri si spalancano le porte dell’incertezza.
Per il resto della pattuglia, infatti, la rielezione passerà obbligatoriamente attraverso il meccanismo delle preferenze, fortemente caldeggiato dalla stessa premier per rivendicare il “radicamento sul territorio”.
Il panico degli uscenti senza voti
Un’innovazione che ha scatenato il panico tra le seconde linee. Gran parte dei parlamentari catapultati a Roma nel 2022 con il proporzionale o nei collegi blindati della scorsa tornata non possiede un pacchetto di preferenze personale né una rete locale a cui aggrapparsi per cacciare il consenso singolo.
Tra i banchi dei gruppi serpeggia la convinzione che la mossa serva a sostituire i parlamentari della prima ora con amministratori locali e consiglieri regionali capaci di mobilitare le tessere sui territori. L’approvazione del Melonellum procede spedita verso il voto finale, ma la spaccatura tra la ristretta cerchia dei garantiti e la vasta truppa destinata alle preferenze è ormai totale.





