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sabato 18 Aprile, 2026
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Il no ai fondi al film su Regeni diventa un caso: chieste tre interrogazioni parlamentari

Pd, +Europa e Avs portano in Aula il "no" ai finanziamenti per il docufilm sul ricercatore italiano ucciso in Egitto. Schlein: ''Scelta politica o censura?''

Da Silvia Forconi
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Il docufilm “Giulio Regeni, tutto il male del mondo”, diretto da Simone Manetti e già vincitore del Nastro della Legalità 2026, è stato escluso dai finanziamenti pubblici. Co-prodotto da Ganesh Produzioni insieme a Fandango, aveva richiesto un contributo di 100 mila euro, ma per il Ministero della Cultura, l’opera non avrebbe i criteri di qualità artistica e non racconta la realtà italiana.

Una decisione del MiC che le opposizioni definiscono “oltre la fantascienza” e ”una  censura che nega la ricerca della verità” .Per il PD, +Europa e AVS non ci sono dubbi sul fatto che non sia una scelta artistica,  per questo motivo hanno deciso di depositare tre interrogazioni parlamentari distinte per chiedere al ministro Alessandro Giuli se l’esclusione sia un atto di censura verso un’opera di evidente valore civile. Chiede “risposte immediate” la capogruppo democratica alla Camera, Chiara Braga, annunciando l’interrogazione che porta la prima firma della segretaria Elly Schlein: “Parliamo di un’opera di evidente valore civile e culturale. È una valutazione di natura politica quella che ha portato all’esclusione dal sostegno pubblico?”. Inoltre non si tratterebbe di un episodio isolato bensì durante il governo Meloni la questione fondi ‘‘ha di fatto riportato a una gestione più discrezionale e politicizzata”. 

Durissimo anche il commento di Riccardo Magi (+Europa), che parla di un mandato politico per silenziare un’opera sgradita: ”non serve nemmeno fare paragoni con altre opere invece finanziate. E’ un fatto talmente grave e incredibile che il ministro Giuli ha l’obbligo di chiarire in Parlamento”‘ mentre Angelo Bonelli (AVS) accusa il Governo Meloni di voler mettere il “bavaglio” alla ricerca della verità per non disturbare i rapporti strategici su gas e petrolio con i regimi autoritari, di fatto facendo ”censura su un lavoro che chiede verità e giustizia”.

Nonostante il “no” del ministero, il film ha già incassato il sostegno di 76 università italiane, che hanno aderito all’iniziativa della senatrice Elena Cattaneo per proiettare il documentario negli atenei di tutto il Paese.

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