giovedì 13 Agosto 2026
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La capacità militare Usa in ginocchio per la guerra in Iran: prosciugate le riserve strategiche

Fonti del Pentagono confermano al New York Times la crescente preoccupazione relativa agli approvvigionamenti

Di Maria Vittoria Ciocci
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Gli Stati Uniti hanno consumato migliaia di missili nel in Iran: circa 1.100 missili da stealth a lungo raggio, mille Tomahawk, 1.200 intercettori e altri mille missili di precisione. Numeri che, secondo valutazioni interne al Pentagono, hanno portato a una significativa riduzione delle scorte strategiche americane. Lo confermano fonti del Congresso al New York Times.

L’intensità delle operazioni ha inciso profondamente sulla capacità degli Stati Uniti. Le riserve degli armamenti avanzati, in parte progettati per un eventuale confronto con la Cina, risultano oggi a livelli considerati preoccupanti. Il consumo accelerato di munizioni, unito a costi elevatissimi – si parla di 4 milioni di dollari per ogni singolo intercettore Patriot –, ha comportato una spesa complessiva che oscilla tra i 28 e i 35 miliardi di dollari.

E le si riflettono anche sugli equilibri strategici internazionali. In particolare, in Europa gli Usa hanno subìto la riduzione delle scorte, indebolendo inevitabilmente il fronte orientale della . Mentre in Asia lo spostamento di mezzi e sistemi di difesa verso il Medio Oriente ha ridotto la presenza militare statunitense nell’area indo-pacifica. Anche Taiwan guarda con crescente preoccupazione l’escalation nel Golfo, temendo ingerenze da parte di Pechino.

Il conflitto, peraltro, ha portato alla luce le criticità strutturali dell’ di difesa americana, ormai dipendente da intercettori e sistemi di difesa piuttosto costosi. Oltre all’impossibilità di essere sempre in grado di sostituire velocemente gli approvvigionamenti consumati. E così, per accelerare la produzione, Washington starebbe valutando di coinvolgere i settori civili, tra cui quello automobilistico. È un espediente, per intenderci, che veniva applicato durante la Seconda Mondiale.

Infine, a pesare è anche l’elevato ritmo operativo delle forze armate. Che sono, infatti, impegnate su più fronti. Dal Medio Oriente al Mar Rosso, fino al supporto in altre zone di crisi. Una pressione che mette in difficoltà uomini, mezzi e capacità logistiche e che rischia di mettere in ginocchio la capacità militare degli Stati Uniti di Trump.

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