Il tentativo di Fratelli d’Italia di incastrare il leader pentastellato Giuseppe Conte in Commissione Covid sta andando in fumo. Le opposizioni hanno chiarito che non torneranno in sede di discussione “fino a quando non ci sarà un risposta chiara”. Secondo Filippo Zaratti (Avs) ormai si parla di “tribunale speciale”, mentre Alfonso Colucci (M5s) fa riferimento a “interrogatori in commissariato” condotti da “consulenti nominati da FdI“. Infine per Francesco Boccia (Pd) siamo di fronte a una “procura parallela”, nella quale si “costruiscono teoremi da consegnare alla propaganda di parte”.
Conte, paziente in un primo momento, ora ha informato tutti che “da oggi” ha “deciso di agire”. Questo, alla luce delle indiscrezioni e delle notizie divulgate non solo da giornali e tv, ma anche dagli stessi esponenti della maggioranza. A far esplodere il caso è stata l’audizione dell’avvocata Nicoletta Spaziani – ex praticante dello studio Di Donna –, la quale ha denunciato una vera e propria “persecuzione” subita per non essersi presentata, nonostante un legittimo impedimento per motivi di salute, e culminata con l’invio dei carabinieri a casa. Spaziani ha inoltre accusato la deputata FdI Sara Bonguerrieri di alimentare l’odio social contro di lei.
D’altro canto, il capogruppo FdI Galeazzo Bignami ha rivolto accuse pesanti, parlando di presunti pagamenti a professionisti legati allo studio Alpa. L’ex premier Conte, che ha smentito ogni legame societario o contatto istituzionale con gli avvocati citati, ha annunciato quindi querele contro le calunnie mediatiche e sfidato gli esponenti di Fratelli d’Italia a rinunciare all’immunità parlamentare per confrontarsi in tribunale.
Il nodo Spaziani
Su Nicoletta Spaziani, poi, si va oltre. L’obiettivo è dimostrare a tutti i costi che i compensi ricevuti da alcuni avvocati non fossero normali parcelle, ma il prezzo pagato per ottenere canali preferenziali con Palazzo Chigi. Una ricostruzione già smentita dalle sentenze passate.
Durante la sua audizione, Spaziani ha negato con forza qualsiasi legame tra Luca Di Donna e Giuseppe Conte nella gestione delle forniture durante l’emergenza Covid, precisando che né l’ex Premier né la struttura dell’allora commissario Domenico Arcuri hanno mai avuto a che fare con le attività del suo studio legale. Una dinamica ripetuta che ha costretto l’avvocata a denunciare un pesante clima di odio nei suoi confronti, degenerato in minacce di morte che le hanno fatto temere per la sua incolumità. In quella che Giuseppe Conte ha definito una “campagna di delegittimazione politica e mediatica”.
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