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sabato 18 Aprile, 2026
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Tra sei settimane stop ai voli in Europa ph Pixabay

La guerra in Iran fa volare i prezzi dei biglietti aerei

Ecco perché le compagnie di volo di tutto il mondo hanno aumentato i costi di viaggio

Da Laura Laurenzi
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La guerra in Iran prosegue senza freno da due settimane, mentre il mondo osserva come le sue conseguenze diventano sempre più diffuse. I rincari dei prezzi dei carburanti non hanno colpito solo i portafogli degli automobilisti. L’impennata dei prezzi del petrolio, causata dal blocco dello Stretto di Hormuz, ha infatti avuto forti ripercussioni anche sui costi dei biglietti aerei.

Le principali compagnie internazionali hanno già annunciato i primi aumenti, con l’obiettivo di evitare una crisi finanziaria. A inizio settimana, il prezzo medio del carburante per aerei ha raggiunto il picco di 173,91 dollari al barile, ovvero quasi il doppio rispetto ai livelli di gennaio e ben al di sopra del prezzo del petrolio grezzo.

A pagarne il prezzo più alto sono sempre gli utenti. La guerra in Iran mette a dura prova i bilanci delle famiglie di tutto il mondo, costrette ad osservare come ogni pieno alla propria automobile e ogni carrello pieno al supermercato ha un costo maggiore rispetto a pochi mesi prima.

Ora, a costare di più saranno anche i viaggi in aereo. Il carburante rappresenta infatti un quarto del costo operativo totale di un volo. La compagnia Cathay Pacific di Hong Kong ha annunciato che raddoppierà il supplemento sulla maggior parte delle sue rotte. Quelle colpite sono state elencate in un comunicato rilasciato appositamente per rispondere all’emergenza.

Anche Aerolinas Argentinas ha annunciato un supplemento carburante sui biglietti sia peri i voli nazionali che per quelli internazionali. Si tratta di una cifra che oscilla tra i 10 e i 50 dollari a biglietto. La stessa decisione, con variazioni di prezzo, è stata adottata anche dall’australiana Qantas, da Air New Zealand e da Air India.

Finché il prezzo del petrolio resterà a cifre record, sembra poco probabile che le compagnie aeree rivedano le loro politiche di rincaro sui biglietti. A pesare su questa decisione c’è anche la modifica dei piani operativi delle singole società. La chiusura dello spazio aereo in diverse aree del Golfo, infatti, ha interrotto una percentuale importanti dei voli a medio e lungo raggio.

La società Iag, proprietaria di British Airways, rappresenta invece un’eccezione. Al momento, non cederà ad aumenti grazie alle scorte di carburante che per ora le permettono di far fronte alla crisi. Questo anche perché i suoi hub principali privilegiano viaggi verso le Americhe e non verso il Medio Oriente e sono quindi meno interessati dalle chiusure degli spazi aerei.

Uno stop che ha un costo per le compagnie aeree, soprattutto perché Qatar Airways ed Emirates sono tra i primi quattro vettori di merci per volume al mondo, come FedEx Ups. Nel caso in cui gli hub di Doha e Dubai dovessero rimanere chiusi per un lasso di tempo prolungato, le società di spedizioni dovranno cercare scali e vettori alternativi. Una scelta che, per forza di cose, porterà ad ulteriori rincari.

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