venerdì 26 Giugno 2026
Trump e Xi Jinping

La guerra in Iran pesa sul summit con la Cina: Trump ha bisogno di una svolta rapida

Il Presidente Usa incontrerà Xi Jinping il 14 maggio. L'accordo con Teheran è lontano e questo mette il tycoon in una posizione di debolezza negoziale

Da Maria Vittoria Ciocci
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Donald Trump vuole chiudere la guerra prima del 14 maggio, quando incontrerà il leader Xi Jinping a Pechino. Qui, il tycoon potrebbe avere pochi assi nella manica, un effetto collaterale delle sue stesse scelte. Il conflitto nel Golfo (e non solo) sta prosciugando gli asset militari americani. I cittadini statunitensi non si fidano più della sua capacità di giudizio, mentre imperversa la crisi energetica causata dal blocco delle petroliere al largo di Hormuz.

Contrariamente da Teheran, che punta a tre fasi negoziali e a una de-escalation graduale di 30 giorni, Washington necessita di chiudere tutto e subito. I mediatori, alla delle esigenze delle due delegazioni, stanno lavorando a un memorandum d’intesa che implica circa un mese per discutere i punti più delicati. Un periodo nel quale l’Iran allenterebbe la presenza dei nello Stretto di Hormuz e gli Usa rimuoverebbero – progressivamente – il .

Nel frattempo, il cinese Wang Yi ha incontrato oggi la delegazione Usa guidata da Steve Daines, senatore repubblicano. In vista del summit della prossima settimana.

“L’accordo è possibile”

Donald Trump è ottimista. Attende la risposta di Teheran sul memorandum in 14 punti consegnato dagli . Un testo che include la moratoria sull’arricchimento dell’uranio, in dell’allentamento delle sanzioni e lo sblocco dei beni congelati. Punti sui quali difficilmente la leadership iraniana farà un passo indietro. E infatti, dietro all’aria apparentemente serena del tycoon, aleggia la minaccia: “L’accordo è molto possibile. Altrimenti dovremo tornare a bombardarli pesantemente”.

Intanto si attende il via libera ai , che – salvo imprevisti – dovrebbero riprendere la prossima settimana a Islamabad, in Pakistan. Ambe le parti hanno interesse a chiudere la questione. Il tycoon crolla rovinosamente ai sondaggi e pesa il consumo delle riserve strategiche. Mentre Teheran rischia il collasso economico a causa del blocco navale. Eppure, la Islamica tiene ancora il pugno duro. Fino a ieri, nessuna risposta sul memorandum. Se non una sentenza: “La resa senza condizioni è inaccettabile”.

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