lunedì 28 Settembre 2026
Sergio Mattarella ph Ansa

“La norma sui rimpatri non va”. Così Mattarella frena sul Dl Sicurezza

Il Colle boccia gli incentivi economici ai legali che convincono i migranti a tornare in patria. Il governo ha tempo fino al 25 aprile per convertire il testo in legge: spunta l'ipotesi di un decreto correttivo per restare nei tempi

Di Laura Laurenzi
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“Così non va”. Sono queste le che trapelano dal Quirinale sul decreto Sicurezza. Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nutre forti dubbi nei confronti della costituzionalità del dl, approvato dal Senato e ora all’analisi della Camera. Il governo Meloni era convinto di poter procedere con un esame lampo del decreto, al fine di ottenere la conversione entro il 25 aprile. Un piano contestato in primis dall’opposizione e che poi ha ottenuto anche il “no” del Quirinale.

Nello specifico, è l’articolo 30 bis a generare le preoccupazioni maggiori. L’introduzione di un “premio” da 615 euro agli avvocati che decidono di seguire gli immigrati nel loro percorso di ritorno sembra un al forzato, con un occhiolino al tema della . La somma, infatti, sarebbe erogata solo “all’esito della partenza del migrante”. Dopo le prime indiscrezioni della stampa, l’opposizione ha chiesto lo stop dei lavori in commissione, al fine di comprendere quali fossero i dubbi del Colle.

L’indiscrezione stessa, però, avrebbe creato una certa maretta al Colle. Possibile che ad ogni strappo tra Quirinale e governo, la notizia trapeli piuttosto velocemente? Tra il caos generale, il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, si è recato personalmente al Quirinale per cercare di ricucire lo strappo. Da Mattarella l’indicazione è chiara: l’articolo 30 bis va modificato.

Il del Dl Sicurezza

Il “premio” dovrà essere erogato all’ anche se il rimpatrio non avviene e dovrà essere garantito a tutte le figure che lavoreranno per favorire l’iter del ritorno in patria. Una richiesta su cui Giorgia Meloni potrebbe non essere d’accordo. FdI sostiene che la Presidente del Consiglio sia pronta a “tirare dritto” sul tema, anche rischiando che Mattarella rinvii il provvedimento alle Camere. Ciò che è certo è che la soluzione deve essere individuata dalla stessa che ha creato il cortocircuito.

Sembra che la maggioranza stia anche valutando di creare un decreto legge correttivo da analizzare in contemporanea a quello principale. Un’ipotesi necessaria ad evitare che il Presidente della Repubblica non firmi il decreto, creando una tra Quirinale e governo.

Intanto, il centrosinistra esulta per l’intervento del capo dello Stato. Il Pd ha definito la maggioranza “allo sbando”, mentre la pentastellata Valentina Dell’Orso ha sostenuto che quanto avvenuto sia “l’ennesimo di una maggioranza spregiudicata”. Duro anche Riccardo Magi di +Europa, che ha ringraziato Mattarella “per aver fermato la norma incostituzionale“.

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