Dopo un anno di vuoto, i centri in Albania tornano a ripopolarsi. Nati con l’obiettivo di ospitare richiedenti asilo, ora sono un punto di raccolta per persone ritenute irregolari. A Gjader i posti sono circa 96, attualmente occupati da una sessantina di persone definite ad “altissima pericolosità sociale“. Le persone già rimpatriate sarebbero circa ottanta.
Anche se fortemente voluti, i Centri di Permanenza per i Rimpatri in Albania sono ancora un tasto dolente per Fratelli d’Italia. Da subito criticati per la loro inefficacia e il costo spropositato, anche da parte di correnti interne allo stesso partito. La visita di domani, lunedì 20 aprile, di una delegazione di FdI avrà proprio l’obiettivo di dimostrare che il modello di gestione dei flussi migratori può ancora convincere, sottolineando che i 650 milioni stanziati per cinque anni sono una ”cifra infinitesimale” per un progetto che oggi l’intera Europa osserva come un possibile modello da seguire.
Le proteste
Il progetto, fin dalla sua apertura, non ha mai smesso di sollevare polemiche. Lo scorso novembre, un centinaio di attivisti italiani e albanesi hanno protestato davanti ai cancelli di Gjadër per denunciare le condizioni dei diritti umani all’interno della struttura. Sugli striscioni, slogan duri accusavano il governo di praticare vere e proprie “deportazioni” a spese dei contribuenti. ‘Basta finanziare guerre e deportare persone!”, si leggeva su uno dei cartelloni.
Il secondo colpo è arrivato la scorsa estate, quando una sentenza della corte di giustizia europea ha confermato che il trattenimento dei richiedenti asilo in Albania è contrario alle leggi. Da li, la scelta del Governo italiano di cambiare la destinazione d’uso delle strutture in centri di permanenza per il rimpatrio per migranti irregolari: persone che sono già trattenute in Italia e che sono trasferite con la forza in Albania, prima di essere rimpatriati.
In ogni caso i centri sono semivuoti e a un anno dalla apertura appaiono ancora una spesa enorme e inutile. Per la loro costruzione, infatti, sono stati stanziati più di 670 milioni.
Smentire la “narrazione distorta”
La deputata Sara Kelany, responsabile immigrazione di FdI, in un’intervista a Il Tempo ha spiegato le necessità della visita in Albania: ”Vogliamo smentire con i fatti la narrazione strumentale di chi parla di centri inutili o sprechi”. Nonostante gli scontri con quella che Kelany definisce una ”magistratura politicamente orientata”, il partito rivendica l’efficacia della struttura e confermando che Egitto e Bangladesh restano da considerare “Paesi sicuri“.
”Il prossimo step è estendere gli hotspot ai Paesi africani”, ha annunciato Kelany, immaginando una cooperazione sui flussi migratori. Resta però da capire come un modello simile possa essere esportato in Africa, dato che, a poco più di un anno dall’inaugurazione, i centri albanesi continuano ad attirare più critiche che altro.
Seguite La Sintesi sui nostri social!
