Il governo punta a convertire il DL sicurezza senza modifiche e intervenire solo dopo con un decreto correttivo per superare i rilievi del Quirinale. Una linea confermata dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni: «Stiamo raccogliendo alcuni rilievi tecnici del Quirinale e degli avvocati, e trasformeremo quei rilievi in un provvedimento ad hoc perché non c’erano margini di tempo sulla conversione del decreto per correggere la norma. Ma la norma rimane». Sulla stessa linea il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi: «Abbiamo preso atto di alcune sensibilità espresse su un punto specifico e ci predisponiamo a una sua correzione».
Il nodo degli incentivi sui rimpatri
Al centro delle polemiche c’è la misura sul cosiddetto rimpatrio volontario assistito. Il meccanismo, già previsto dalla disciplina già in vigore, consente ai cittadini stranieri di rientrare nel proprio Paese con un sostegno economico e logistico.
La novità introdotta al Senato con l’emendamento 30-bis riguarda un incentivo agli avvocati, stimato attorno ai 615 euro per ogni rimpatrio concluso. Secondo molti esperti, questa previsione rischia di entrare in conflitto con il principio di autonomia della difesa, perché potrebbe spingere i legali a cercare di convincere i propri assistiti a rimpatriare anziché tutelare i loro reali interessi.
I rilievi del Quirinale e i tempi strettissimi
Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha sollevato perplessità proprio su questa norma, chiedendone la rimozione. Il problema è che la scorsa settimana il Senato in prima lettura ha approvato il DL Sicurezza così com’è: se la misura sui rimpatri volontari assistiti venisse modificata o tagliata con un emendamento, la Camera dovrebbe poi inviare di nuovo il decreto al Senato per l’approvazione definitiva, ma i tempi sono strettissimi. Se non sarà convertito in legge entro il 25 aprile, cioè entro 60 giorni dalla sua approvazione, il DL Sicurezza decadrà e con esso anche gli effetti che ha avuto dalla sua entrata in vigore.
Le opposizioni: “Una presa in giro delle istituzioni”
Le opposizioni attaccano duramente la strategia dell’esecutivo. «Siamo al caos totale», ha detto Angelo Bonelli. «Il governo porta in Aula un decreto con norme incostituzionali, ne è consapevole, e decide comunque di approvarlo per poi correggerlo dopo con un altro decreto. È una presa in giro delle istituzioni e del Parlamento».
Critico anche Riccardo Magi, secondo cui l’uso di un decreto correttivo significherebbe forzare le procedure previste dalla Costituzione e «sostanzialmente annientare la necessità di un requisito d’urgenza, perché l’urgenza la sta creando il governo oggi qui».
Il leader M5s Giuseppe Conte parla di «un incidente istituzionale gravissimo e un pasticcio sul decreto Sicurezza in scadenza. Della sicurezza a loro non interessa nulla: altrimenti non avremmo questa situazione e un decreto vuoto, senza investimenti sui presidi di controllo che servono sui territori».
Il problema delle coperture
Alle critiche giuridiche si aggiungono quelle sui conti. «La relazione tecnica predisposta dalla commissione Bilancio della Camera solleva interrogativi seri e circostanziati sulle coperture finanziarie di diversi articoli del decreto sicurezza. A tali criticità il governo, nel corso dell’esame di oggi in Commissione, non è stato in grado di fornire risposte adeguate» denuncia la capogruppo Pd in commissione Bilancio, Maria Cecilia Guerra. «Siamo di fronte a un decreto che presenta troppi aspetti critici e confusi, sul quale il governo sta tentando un’accelerazione ingiustificata, probabilmente per nascondere la sciatteria con cui il provvedimento è stato esaminato al Senato, per responsabilità del governo stesso» e «coperture incerte».
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