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sabato 18 Aprile, 2026
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Nel Dl Sicurezza incentivi agli avvocati che spingono per i rimpatri. L’opposizione: “Siamo a un passo dall’ICE di Trump”

L'emendamento prevede 615 euro per i legali che convincono l'assistito a tornare nel Paese d'origine. Il leader di +Europa Magi scrive a Mattarella

Da Maria Vittoria Ciocci
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“Siamo a un passo dall’ICE di Trump, una taglia tipo selvaggio west”. Insorge il leader di +Europa Riccardo Magi, di fronte all’articolo 30 bis, il quale prevede che il ministero dell’Interno abbia la possibilità di stipulare degli accordi relativi ai programmi di rimpatrio volontario anche con il Consiglio nazionale forense. “Questo si traduce, spiega Debora Serracchiani (Pd), in “un premio economico – di 615 euro, n.d.r – all’avvocato nel caso in cui il suo assistito torni effettivamente al Paese d’origine”. Peraltro, specifica, “sono gli stessi avvocati che perderanno il patrocinio a spese dello Stato nel caso in cui i migranti facciano ricorso contro l’espulsione”.

La norma – che attende il secondo Sì alla Camera – ha fatto sollevare non solo l’opposizione, ma anche il sindacato degli avvocati. Il presidente del Cnf Francesco Greco, oltre a sottolineare di non essere stato avvisato dell’emendamento, ha chiesto che “il Parlamento intervenga per eliminare ogni coinvolgimento”. E tuona anche l’Unione delle Camere penali, la quale sottolinea come il testo sia assolutamente “incompatibile con la Costituzione e con i principi più elementari della deontologia forense”.

Riccardo Magi si appella a Sergio Mattarella

Il leader di +Europa Riccardo Magi, che già in Aula ha espresso il suo totale disappunto, si è rivolto al Capo dello Stato. “Le scrivo per sottoporle una preoccupazione di particolare rilievo istituzionale che rappresenta un vero allarme costituzionale, e per chiederle urgentemente un incontro” – l’appello. Magi fa poi una ricostruzione di quanto avvenuto nelle ultime settimane, con un Dl Sicurezza trasmesso il 17 aprile – a ridosso della scadenza dei termini –, inserito nel calendario dei lavori alla Camera il 21 aprile e “con questione di fiducia già preannunciata per il 22 aprile”. Un modo per bypassare il Parlamento, concedendo poche ore per l’esame.

“Un metodo grave e inaccettabile – continua Magi – una scansione dei tempi che desta seria preoccupazione sul piano della democrazia”. Ancor più se consideriamo il contenuto del testo, che tocca “materie delicatissime: sicurezza pubblica, poteri di polizia, attività di indagine, manifestazioni, immigrazione, protezione internazionale”. E così, conclude, “ho ritenuto di rivolgermi alla più alta carica dello Stato”.

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