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giovedì 23 Aprile, 2026
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Meloni

Svuotare la norma senza cancellarla: il trucco sul bonus remigrazione

L'applicazione dell'articolo verrebbe affidata a un futuro decreto attuativo

Da Maria Vittoria Ciocci
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Ieri il dl sicurezza ha ottenuto il via libera alla Camera. Rimane però il nodo dell’art. 30 bis, quindi gli incentivi agli avvocati che convincono gli assistiti stranieri a rimpatriare. Un “premio” di 615 euro che non ha convinto per nulla il Colle. E così, dopo l’incontro avvenuto tra il Capo dello Stato Sergio Mattarella e il sottosegretario a Chigi Alfredo Mantovano, si è giunti a un compromesso: cambiare la norma sì, ma delegandone la concreta esecuzione a un successivo decreto attuativo.

Cosa significa? Non avendo ancora predisposto i dettagli pratici del “decreto bis”, l’esecutivo evita così di specificarne le coperture economiche. Questo perché la modifica richiesta dal Quirinale implica l’ampliamento della platea alla quale è destinato l’incentivo di 615 euro. In primo luogo, contrariamente a quanto figura nel testo originale, questo viene assegnato al legale anche se il cittadino straniero sceglie di non rimpatriare. In secondo luogo, possono beneficiarne anche Ong o associazioni partner del Viminale, cooperative e operatori dei centri di assistenza.

Si tratta di figure che potenzialmente partecipano all’iter di rimpatrio seguito dall’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (Oim) dell’Onu e la cui attività di affiancamento del cittadino straniero può essere già retribuita con il programma finanziato dai fondi europei, parte di questi nazionali. È per questo che il lavoro degli uffici legislativi sulla norma correttiva si è arenato sui conti finanziari.

Inoltre, il testo del decreto correttivo non ha ancora raggiunto la scrivania di Mattarella, ragion per cui l’opposizione – in particolare il leader di + Europa Riccardo Magi – ha espresso la preoccupazione che l’esecutivo intenda far decadere il “decreto bis”, mantenendo in vigore il testo attuale. L’obiettivo del governo Meloni, infatti, è quello di incoraggiare i rimpatri. Nel 2025 solo 675 persone hanno scelto di tornare nel Paese d’origine. La volontà dell’esecutivo è quella di arrivare a quota 2 mila. Ma, per farlo, dovrà rinunciare all’art. 30 bis, che ha fatto insorgere – oltre all’opposizione – l’intera comunità forense.

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