mercoledì 10 Giugno 2026

Vannacci costa già 350mila euro alla Lega: la fuga dei deputati svuota le casse di Salvini

La fuoriuscita di cinque deputati verso Futuro Nazionale priva il Carroccio anche dei contributi parlamentari. Come se non bastasse il Capitano è costretto a fare i conti con il ritorno del fronte nordista guidato da Zaia, sempre più vicino a un ruolo di vertice nel partito

Da Redazione
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Non sono soltanto voti, parlamentari e consenso. La crescita di Roberto Vannacci comincia a costare alla Lega anche soldi veri. Molti soldi. Il passaggio di cinque deputati dal gruppo leghista di Montecitorio a Futuro Nazionale comporta infatti una riduzione di circa 350 mila euro dei trasferimenti destinati dalla Camera al Carroccio. Ogni parlamentare porta con sé una quota dei finanziamenti assegnati ai gruppi e ogni addio produce un effetto immediato sui conti.

È la prima conseguenza tangibile della lenta ma costante erosione che l’ex generale sta provocando all’interno del partito di Matteo Salvini. Un fenomeno che finora era stato misurato soprattutto nei sondaggi e nelle tensioni interne, ma che adesso arriva direttamente nei bilanci. E per una forza politica che negli ultimi anni ha visto ridursi peso elettorale e rappresentanza parlamentare, la questione è tutt’altro che marginale.

Il tesoretto che si assottiglia

Nel 2024 il gruppo della Lega alla Camera ha ricevuto contributi per poco più di 4,6 milioni di euro. Una cifra importante ma già inferiore rispetto agli anni della massima espansione salviniana, quando il Carroccio disponeva di una pattuglia parlamentare molto più numerosa e riusciva ad accumulare consistenti riserve finanziarie. Alla fine della scorsa legislatura sul conto del gruppo erano rimasti accantonati oltre cinque milioni di euro, frutto degli anni in cui la Lega rappresentava una delle principali forze parlamentari del Paese. Oggi quello scenario appartiene al passato. Il gruppo ha chiuso l’ultimo bilancio in leggero disavanzo e la perdita di cinque deputati riduce ulteriormente i margini finanziari. Si tratta di risorse che servono per mantenere personale, strutture organizzative, attività di comunicazione e uffici studi. In altre parole: meno parlamentari significa meno soldi e, di conseguenza, meno capacità politica.

L’effetto Vannacci

A preoccupare Salvini non è tanto il peso elettorale dei singoli parlamentari che hanno deciso di seguirlo. Nessuno dei fuoriusciti viene considerato un trascinatore di voti. Il problema è il messaggio politico. Ogni passaggio verso Futuro Nazionale rafforza infatti l’immagine di un leader in difficoltà e di un partito attraversato da spinte centrifughe sempre più difficili da controllare. Il paradosso è che il fenomeno Vannacci è nato proprio per iniziativa di Salvini, che nel 2024 gli ha aperto le porte dell’Europarlamento trasformandolo in uno dei simboli della campagna elettorale leghista. Quella che doveva essere un’operazione di allargamento del consenso si sta trasformando in una competizione interna. E l’ex generale appare sempre meno disposto a rimanere confinato nel ruolo di semplice testimonial.

La resa dei conti

È dentro questo quadro che si arriva al consiglio federale convocato per le prossime ore. Un appuntamento che molti dirigenti descrivono come uno spartiacque. La convinzione diffusa tra i leghisti è che Salvini non possa più continuare a governare il partito come negli anni passati. La stagione dell’uomo solo al comando appare conclusa e si fa strada l’ipotesi di una redistribuzione degli equilibri interni. Il nome che domina ogni discussione è quello di Luca Zaia.

Il ritorno del Nord

La possibile nomina del governatore veneto a vicesegretario con competenza sulle regioni del Nord viene letta come il segnale di un cambiamento profondo.

Zaia rappresenta infatti l’anima storica della Lega: il radicamento territoriale, l’autonomia, il rapporto con il sistema produttivo del Nord. Tutto ciò che negli anni della svolta nazional-sovranista era passato in secondo piano. Affidargli Veneto, Lombardia e Friuli-Venezia Giulia significherebbe riconoscere che il baricentro del partito sta tornando là dove tutto era iniziato. E significherebbe anche certificare un ridimensionamento politico di Salvini.

Stretto tra due fuochi

Il segretario si ritrova così stretto in una morsa. Da una parte Vannacci gli sottrae spazio sulla destra identitaria e sovranista. Dall’altra Zaia incarna il ritorno della tradizione autonomista e nordista. Due spinte diverse ma convergenti nel mettere in discussione il modello politico costruito da Salvini negli ultimi dodici anni. Per molto tempo il leader leghista è riuscito a sopravvivere a ogni crisi. Dal Papeete alle sconfitte elettorali, passando per le tensioni interne e i cambi di maggioranza. Questa volta, però, la sfida appare diversa. Perché non riguarda soltanto il suo futuro personale. Riguarda il futuro della Lega e la sua stessa identità. E perché, per la prima volta, il conto politico della crisi si misura anche in euro.

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