Giorgia Meloni prova a rimettere ordine in una maggioranza sempre più divisa. Secondo il retroscena di Andrea Colombo per il manifesto, la presidente del Consiglio avrebbe deciso di sfidare Forza Italia sulla legge elettorale: al Senato arriverà l’emendamento sulle preferenze e, se non dovesse passare, la minaccia sarebbe quella di andare al voto già in autunno. Un modo per costringere gli alleati alla disciplina, ma anche il segnale di un centrodestra ormai attraversato da tensioni e fratture su quasi tutti i dossier.
La sfida sulle preferenze
Gli azzurri avevano minacciato di bocciare le preferenze anche con voto palese. Dopo l’avvertimento della presidente del Consiglio, però, potrebbero fermarsi prima dello strappo. Chiederanno modifiche, limature e garanzie, ma difficilmente apriranno una crisi frontale al Senato.
L’emendamento di Fratelli d’Italia dovrebbe arrivare presto, mentre quello di Noi Moderati, che introdurrebbe anche la parità di genere nei listini, è già pronto. A Palazzo Madama, con il voto palese, la maggioranza dovrebbe tenere.
Il rischio alla Camera
Il problema vero è Montecitorio. Una volta superato il vaglio del Senato, la legge dovrà tornare alla Camera, dove il voto segreto può riaprire la partita dei franchi tiratori. È lì che le diverse strategie dei partiti di centrodestra potrebbero tornare a manifestarsi.
L’avvertimento di Meloni serve proprio a questo: far capire a Forza Italia che un nuovo sgambetto sulle preferenze potrebbe portare alla fine della legislatura. Una circostanza che sia gli azzurri che i leghisti, in affanno nei sondaggi, preferirebbero evitare.
I fronti aperti
Quello sulle preferenze non è l’unico fronte aperto nel centrodestra: sulle intercettazioni FdI e Forza Italia sono quasi al muro contro muro, intanto la Lega chiede il Viminale per Salvini e va da sola sulla riforma della legittima difesa. Meloni tenta la prova di forza sulla legge elettorale perché sa che Fratelli d’Italia è l’unico partito della maggioranza con un consenso solido, attrezzato per andare al voto in qualsiasi momento senza generare il panico tra le proprie fila. Ma il diktat agli alleati è il segno di una maggioranza che non va più d’accordo su nulla, e che non riesce più a risolvere diplomaticamente i propri conflitti.
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