mercoledì 28 Ottobre 2026
Matteo Salvini ph Ansa 2

Salvini esulta: “Arrestato rom 14enne grazie al decreto maranza e alla Lega”. Ma il decreto non è in vigore

Il vicepremier ha pubblicato un post sui social per festeggiare il primo arresto dopo il ddl approvato il 23 luglio ma è una fake news

Di Redazione
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C’è un dettaglio che il della Lega e vicepremier Matteo Salvini sperava passasse inosservato. E probabilmente aveva anche buone ragioni per sperarlo. Il 28 luglio ha rilanciato la notizia dell’arresto di un quattordicenne rom scrivendo: “Il primo con il decreto . Dalle fatti. Grazie Lega!”.

 

Peccato che quel decreto, semplicemente, non esista.

Una legge fantasma

Quello che viene chiamato “decreto maranza” non è un decreto in vigore, ma un disegno di legge approvato dal Consiglio dei ministri il 23 luglio. Tradotto: è solo l’inizio del percorso. Deve essere discusso e votato da Camera e , può essere modificato, rinviato, riscritto. Solo alla fine, se approvato definitivamente e pubblicato in Gazzetta Ufficiale, produrrà effetti giuridici. Oggi tutto questo non è ancora accaduto. Quella norma, allo stato attuale, non può aver mandato in carcere nessuno.

La legge c’era già

Il quattordicenne è stato perché il nostro ordinamento prevede da quasi un secolo la responsabilità penale dei minori che abbiano compiuto quattordici anni. Lo stabilisce l’articolo 98 del penale, in vigore dal 1930. Novantasei anni di , decine di governi, una monarchia, una Repubblica e migliaia di arresti dopo, Salvini prova a far credere che sia merito di una legge che ancora non è entrata in vigore.

Il vero messaggio

La parte più interessante, però, non è la bufala in sé. È il presupposto su cui si fonda.

Per pubblicare una cosa del genere bisogna essere convinti che chi legge non perderà nemmeno trenta secondi a verificare come funziona l’iter di una legge. È una scommessa sulla disinformazione. O, se preferite, sulla fiducia cieca del proprio . In fondo Salvini non sta prendendo in giro i suoi politici. Sta dicendo ai suoi sostenitori che un disegno di legge già produce effetti, pur sapendo che non è vero. Ed è forse questo l’aspetto più significativo della vicenda: non la propaganda, che è vecchia quanto la politica, ma l’idea che basti un post sui social perché nessuno senta il bisogno di controllare i fatti. Una fiducia sconfinata nella credulità del proprio pubblico.

O, se si preferisce, un altrettanto sconfinato disprezzo

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