L’indagine della Procura di Roma per corruzione e rivelazione del segreto d’ufficio riaccende lo scontro sul Ponte sullo Stretto.
Gli accertamenti riguardano presunti tentativi di condizionare l’esame della Corte dei Conti sul progetto definitivo dell’opera. Mentre Fratelli d’Italia distingue le eventuali responsabilità personali dalla realizzazione dell’infrastruttura, le opposizioni chiedono al governo di riferire in Parlamento e di fermare un progetto da oltre 13 miliardi di euro per dirottare le risorse sulle vere urgenze del Paese.
Donzelli e Rampelli (FdI): “L’opera va avanti”
“Se ci sono persone che provano a essere scorrette, è giusto che siano punite per il loro tentativo di essere scorrette” ha dichiarato Giovanni Donzelli, secondo il quale “i tentativi di alcune persone eventualmente di essere scorrette” non sono un motivo sufficiente “per rinunciare a fare le opere e le infrastrutture che servono all’Italia”.
Sulla stessa linea il suo compagno di partito Fabio Rampelli: “Sono certo che la società saprà dimostrare la propria estraneità. E comunque deve essere ben distinta la responsabilità di singoli professionisti rispetto al valore dell’infrastruttura che, con urgenza, si deve realizzare perché porterà un beneficio oggettivo a tutta Italia, a cominciare dal Mezzogiorno. Basta intralci e scuse”.
Conte: “Recuperiamo subito i 13,5 miliardi”
Di diverso avviso il presidente del M5s Giuseppe Conte: “L’inchiesta della Procura di Roma sul Ponte sullo Stretto conferma che non solo il progetto era fallato, non solo c’è stata una forzatura addirittura contro la Corte dei Conti, ma adesso si scopre anche l’ombra della corruzione su questo progetto. L’ennesimo fallimento del governo Meloni. Non ne azzeccano una”. Per questo, secondo il leader pentastellato, occorre recuperare subito i 13 miliardi e mezzo stanziati per il progetto. “Servono per le famiglie, per la sanità, per le imprese, per i nostri giovani. Questa è l’urgenza del Paese”.
“Un progetto bocciato da organismi europei, nazionali e dalla Corte dei conti, il cui iter è macchiato da questi presupposti, dovrebbe essere bloccato anziché portato avanti con questo furore ideologico”, gli fanno eco i deputati calabresi del Movimento 5 stelle Anna Laura Orrico, Vittoria Baldino e Riccardo Tucci.
Irto (Pd): “Il governo riferisca”
“Il governo venga subito in Parlamento a dire la verità sul Ponte sullo Stretto”, invoca il senatore dem Nicola Irto, componente della commissione Lavori pubblici. “Vale sempre la presunzione d’innocenza, ma il governo non può restare in silenzio mentre emergono fatti gravi sull’opera, destinata a impegnare enormi risorse pubbliche”. Per Irto, “il ministro Salvini ha trasformato il Ponte in una bandiera ideologica, ma la Calabria e la Sicilia continuano ad attendere il potenziamento dell’Alta velocità ferroviaria, delle strade, dei porti e dei collegamenti ordinari”.
“Dal progetto all’inchiesta, il Ponte sullo Stretto non regge da nessuna parte. Se le notizie emerse fossero confermate, saremmo di fronte a fatti di una gravità inaudita: presunte pressioni sulla Corte dei Conti per favorire il via libera” aggiunge la capogruppo Pd alla Camera Chiara Braga.
Bonelli: “Dirottare le risorse”
Per Angelo Bonelli, leader di Avs, “La presidente del Consiglio Meloni, di fronte all’inchiesta per corruzione della Procura della Repubblica di Roma sul Ponte sullo Stretto di Messina, deve fare solo una cosa: fermare il Ponte e dirottare queste risorse alla sanità pubblica, al trasporto, alla scuola, alla ricerca del nostro Paese. Salvini ha compiuto troppi danni, bisogna fermarlo”.
Per Nicola Fratoianni, “La cosa che colpisce, dalle prime notizie emerse, è che le indagini documenterebbero condotte dei tre indagati tese a condizionare l’esame di legittimità della Corte dei Conti sull’approvazione del progetto definitivo del Ponte sullo Stretto”. Se le cose stessero davvero così, questo “confermerebbe ancora una volta tutto ciò che in particolare noi come Avs abbiamo più volte denunciato rispetto a un progetto inutile e costoso e al grave rischio di infiltrazione di interessi non leciti”.
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