Il regime iraniano non perdona. La storia di Narges Mohammadi ne è la dimostrazione. La vincitrice del premio Nobel per la pace si trova ricoverata nell’unità di terapia intensiva coronarica in un ospedale della città iraniana di Zanjan, dove è stata portata a seguito di un attacco cardiaco che l’ha colpita mentre si trovava in cella. L’attivista è in pericolo di vita, ma sembra che le autorità iraniane non siano interessate a garantirle l’aiuto di cui ha bisogno. A denunciarlo è la Fondazione che porta il suo nome e che, ormai da mesi, lotta per riportare la scrittrice in libertà.
I suoi famigliari hanno parlato di un “peggioramento catastrofico delle sue condizioni”, chiarendo che la premio Nobel è stata ricoverata dopo due episodi di perdita completa della coscienza e una grave crisi cardiaca. L’ospedale dove è stata trasferita, però, non sarebbe in grado di occuparsi della donna e la Fondazione chiede quindi l’immediato trasporto in un centro di Teheran, dove si trova anche l’equipe medica personale di Mohammadi.
Le condizioni di salute di Mohammadi
Le condizioni di salute dell’attivista non sono compatibili con la detenzione in Iran. La donna soffre di alcune patologie neurologiche che le provocano convulsioni e altre problematiche di salute. Per questo, nonostante una condanna a 30 anni di carcere per la sua opposizione al regime, l’attivista era stata più volte scarcerata.
Proprio durante uno di questi periodi, lo scorso 12 dicembre, la scrittrice è stata nuovamente arrestata mentre partecipava alla cerimonia funebre di un avvocato impegnato in favore dei diritti umani. A influire sulla decisione delle autorità iraniane sono state alcune dichiarazioni della donna, che aveva denunciato l’aumento delle operazioni di repressione nel suo Paese a seguito del cessate il fuoco nella Striscia di Gaza.
Con le accuse di associazione a delinquere e collusione per commettere illeciti, la premio Nobel è stata condannata ad altri sei anni di detenzione. Nei primi due mesi di carcere è stata trasferita in pronto soccorso numerose volte a causa di improvvisi peggioramenti delle sue condizioni di salute a seguito di pestaggi da parte delle guardie carcerarie.
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