La Russia non perdona gli alleati dell’Ucraina. «Varsavia farebbe bene a riflettere sulla propria sicurezza», con queste parole laconiche – pronunciate nel corso di un’intervista al programma televisivo “Vesti” – il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha minacciato, non troppo velatamente, il governo polacco. Colpevole di inviare a Kiev approvvigionamenti tecnologici avanzati da utilizzare sul campo.
Peskov ha sottolineato che «la Polonia ha già messo a punto sul proprio territorio la produzione di droni» destinati a rispondere alle richieste accorate del premier ucraino Volodymyr Zelensky. Ma il portavoce di Vladimir Putin non si è limitato a questo: ha sottolineato che la Russia sta controllando minuziosamente i movimenti di Varsavia, tanto da creare una mappa dettagliata delle infrastrutture militari e degli «indirizzi di tali impianti».
Dopodiché, una volta lanciato il monito intimidatorio, Peskov ha edulcorato il suo intervento, smentendo l’intenzione di Mosca di ampliare il terreno di scontro e definendo «racconti horror» le narrazioni dei media che parlano di un presunto attacco contro l’UE e soprattutto contro la Polonia. Non è prevista, quindi, un’escalation oltre i confini ucraini, ma che a Vladimir Putin non vada giù il ruolo di Varsavia nel conflitto è chiaro.
Per questo le affermazioni del suo portavoce inquietano, poiché fortemente ambigue. Alla rassicurazione sulle potenziali iniziative russe infatti, Peskov accompagna l’avvertimento: l’asse Polonia-Ucraina «non ha nulla di buono» e dunque «ha senso che ci pensino». Va ricordato, inoltre, che negli ultimi mesi le innovazioni militari ucraine hanno portato diversi successi sul campo. Ed è proprio questo a preoccupare, più di qualsiasi altra cosa, il Cremlino e quindi lo «Zar».
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