«Abolire l’esame di Maturità. È sufficiente lo scrutinio effettuato dagli insegnanti di classe». È la tesi del pediatra Italo Farnetani, il quale ritiene che il verdetto finale al quale lo studente è sottoposto – peraltro basato sì sul giudizio dei suoi professori, ma anche su quello del presidente e dei commissari esterni – sia sostanzialmente inutile e inadeguato al fine di fare un bilancio del suo percorso scolastico. «Sono 10.000 ore di lavoro complessivo, di cui circa 5.000 svolte in presenza con i docenti e altrettante dedicate allo studio personale. È difficile attribuire attendibilità a una valutazione formulata da commissari che osservano lo studente per un totale di circa 13 ore», la sua conclusione.
Non solo, Farnetani si concentra sull’ansia da prestazione associata all’esame di Maturità, durante il quale lo studente è chiamato a ricordare una quantità consistente in nozioni e dunque questo causa «un’intensa pressione emotiva». Le prime conseguenze sono ansia, stress e difficoltà di rendimento, ma anche «la compromissione dell’autostima dello studente». Farnetani contesta anche il metodo: «È un modello educativo di tipo autoritario, oggi ampiamente superato. L’educazione contemporanea si fonda su un approccio autorevole, che promuove l’autocontrollo psicologico ed emotivo senza ricorrere alla sofferenza come strumento formativo».
Al termine, quindi, di un percorso complesso durato cinque anni, il pediatra non vede il motivo di mettere in discussione il giudizio degli insegnanti che hanno promosso lo studente anno dopo anno. Ritenendo quindi che sia necessario il parere di una figura esterna, che tuttavia non conosce l’evoluzione del giovane o della giovane tra i banchi di scuola. La loro valutazione, conclude Farnetani, «integra i risultati scolastici, la conoscenza diretta della persona e il confronto tra professionalità, sensibilità e prospettive differenti» e quindi è proprio «la collegialità e la pluralità del giudizio» che garantiscono «un elevato livello di equità e attendibilità».
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