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sabato 18 Aprile, 2026
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L’incubo a 130 km/h: quando la tua auto viene hackerata

Indaghiamo sugli esperimenti che hanno svelato le fragilità dei protocolli di comunicazione tra le centraline delle vetture

Da Davide Cannata
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Di Davide Cannata

La tua auto connessa è un concentrato di innovazione, ma nasconde una debolezza inquietante. Un esperimento dimostra che il controllo totale di un veicolo può essere sottratto a distanza, senza nemmeno toccarlo.

Ti trovi su un tratto autostradale, con il motore che ronza in perfetta armonia. All’improvviso, la radio cambia canale da sola, il volume sale al massimo, e un brivido ti corre lungo la schiena. Pensi a un banale malfunzionamento, ma poco dopo i tergicristalli si attivano sotto un cielo limpido. Poi, una paura fredda: premi il pedale del freno… e non succede nulla.

Non è un guasto, ma un segnale d’allarme: la tua macchina intelligente è diventata un bersaglio. Un hacker ha appena preso il comando.

L’auto moderna è un computer su ruote

Dimentica l’immagine romantica del motore ruggente e dei pistoni. Oggi, la vettura connessa assomiglia più a un data center mobile. Contiene oltre 100 milioni di righe di codice e decine di microprocessori (le famose ECU, Electronic Control Unit) che comunicano costantemente attraverso la rete interna del veicolo, nota come CAN bus.

Queste centraline controllano ogni funzione: freni, sterzo, accelerazione, airbag, serrature. Un tempo il piede premeva direttamente un pistone idraulico; ora un sensore invia un comando digitale. E ogni comando digitale può essere intercettato, manipolato o addirittura cancellato. In altre parole, ciò che oggi rende le auto smart è anche ciò che le rende vulnerabili.

Le vie d’accesso preferite dagli hacker

Non servono cacciaviti o piede di porco per rubare o sabotare un’auto moderna: basta una connessione Internet. E ogni funzione smart è una potenziale porta aperta.

  • L’app dello smartphone. Se il criminale ruba le tue credenziali tramite una semplice mail di phishing, può sbloccare, localizzare e avviare la tua auto a distanza.

  • Il sistema di infotainment. È il vero Cavallo di Troia: Bluetooth, Wi-Fi domestico e rete 4G/5G sono canali perfetti per un’intrusione.

  • La porta OBD-II. Nata per la diagnostica, oggi è una via rapida per clonare una chiave o installare un malware invisibile.

Nel 2015, gli esperti di sicurezza Charlie Miller e Chris Valasek dimostrarono la minaccia in modo scioccante: hackerarono una Jeep Cherokee in piena autostrada mentre un giornalista di Wired era al volante. “All’inizio abbiamo solo accennato alla radio… poi abbiamo tolto i freni”, raccontarono. Chrysler fu costretta a richiamare 1,4 milioni di veicoli. L’incubo era diventato reale.

Come difenderti dal “Car-napping”

Oggi, l’obiettivo non è più solo il furto dell’auto, ma la presa in ostaggio digitale. Un messaggio sul display potrebbe annunciarti: “I tuoi comandi sono bloccati. Invia 1 Bitcoin entro 24 ore per riavere il controllo.” È il ransomware del mondo fisico, e non è più fantascienza.

Non puoi installare un antivirus come su un computer, ma puoi ridurre i rischi:

  • Aggiorna regolarmente il software dell’auto con le patch Over-the-Air.

  • Utilizza password uniche e robuste per l’app di gestione, meglio se con autenticazione a due fattori.

  • Disattiva connessioni non necessarie come Wi-Fi e Bluetooth quando non le usi.

La tua auto connessa è una meraviglia della tecnica, ma anche un obiettivo mobile. Stiamo guidando dei computer potentissimi su quattro ruote, e dobbiamo ancora imparare davvero cosa succede quando si bloccano a 130 km/h.

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