lunedì 15 Giugno 2026
Meloni, Tajani e Salvini. ANSA_Fabio Cimaglia

Meloni blinda il governo: no a voto anticipato e rimpasto

La premier fa marcia indietro sulle elezioni a ottobre e valuta nuovi interventi per modificare la squadra di governo senza provocare scossoni

Da Redazione
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A Palazzo Chigi la giornata inizia presto e finisce tardi. Segno di un clima carico di tensione dopo la bocciatura della della Giustizia al referendum. Il messaggio che filtra dalla maggioranza, però, è uno solo: si va avanti.

I vicepremier Antonio Tajani e lo ripetono in pubblico, quasi a voler chiudere ogni discussione. Nessuno pensa al voto anticipato. La linea è quella della continuità, anche se nei corridoi di Chigi  il tema resta sul tavolo e viene legato alla futura legge elettorale, pronta a iniziare il suo percorso alla .

La premier Giorgia Meloni resta in silenzio, ma lavora sul rilancio dell’azione di governo. Il confronto con il ministro dell’Economia ruota attorno ai rincari energetici, una delle delle prossime settimane. Nuovi interventi sono attesi dopo Pasqua, con l’obiettivo di alleggerire il peso delle bollette su famiglie e imprese.

Sul fronte politico, invece, Meloni non vuole aprire un vero . Le sostituzioni restano possibili, ma senza cambiare l’assetto generale dell’esecutivo. Tra le ipotesi che circolano c’è anche quella di rafforzare la rappresentanza del Sud, con un possibile spostamento di Nello Musumeci e una redistribuzione delle sue deleghe attuali.

Resiste anche l’idea di portare in squadra Luca Zaia. Secondo le indiscrezioni, l’ex governatore del Veneto non prenderebbe il posto lasciato libero al Turismo, ma potrebbe subentrare al ministro dello Sviluppo Adolfo Urso, con un effetto domino all’interno del governo. Uno scenario complesso, che non sarebbe stato affrontato nella lunga riunione della Lega a via Bellerio.

Su questo punto pesano anche gli equilibri tra i partiti della maggioranza. L’arrivo di un nuovo ministro leghista rischierebbe di aprire tensioni con Forza , che rivendica un peso politico maggiore. I vengono osservati con attenzione: gli restano davanti alla Lega, ma iniziano a registrarsi i primi segnali di calo anche per Fratelli d’Italia dopo la vittoria del No al referendum.

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