La maggioranza di governo si spacca sull’importazione o meno del gas russo. Di fronte all’escalation in Medio Oriente e la chiusura dello Stretto di Hormuz, torna sul tavolo l’ipotesi di fare un passo indietro sul decoupling dell’Ue, applicato in seguito all’invasione dell’Ucraina da parte di Mosca. La premier Giorgia Meloni, presente al Vinitaly di Verona, su questo è cauta ed evidenzia: “Non dobbiamo dimenticare che la pressione economica che noi abbiamo esercitato sulla Russia in questi anni è l’arma più efficace che abbiamo per costruire pace”. Mentre il vicepremier Matteo Salvini è di altro avviso: “Non possiamo fare a meno a lungo del gas e del petrolio russo”.
Il ministro dei Trasporti, in sostanza, condivide l’opinione dell’amministratore delegato Eni Claudio Descalzi, il quale ha sostenuto che sarebbe opportuno sospendere il bando sui 20 miliardi del Gnl russo che scatterà nel mese di gennaio 2027. Salvini lo difende, mentre Meloni frena: “Io continuo a sperare che, quando il problema dovesse seriamente porsi, noi saremo riusciti a fare dei passi avanti e a portare la pace in Ucraina”. E aggiunge: “Dobbiamo fare molta attenzione a come ci muoviamo, ma c’è ancora tempo”.
Tra costi e risorse: il cuore della crisi energetica
In realtà, per quanto gennaio 2027 non sia dietro l’angolo, rimane il nodo della crisi energetica causata dall’escalation in Medio Oriente. Le petroliere non passano per lo stretto e, anche qualora si arrivasse alla pace oggi, questo non frenerebbe l’inflazione sui costi dell’energia previsti per il mese di maggio. Si presenta, peraltro, un problema di approvvigionamento.
Descalzi su questo è chiaro: “L’Europa consuma circa 60 milioni di tonnellate di carburante per aerei, ne importa il 35%, perché negli ultimi 18 anni sono state chiuse 36 raffinerie perché si è detto che il petrolio e il gas non servono – spiega – Tutto quello che sta accadendo ci porta a dire che non c’è più capacità di raffinazione in Europa”. Quindi conclude: “O hai la capacità di produrre quel che ti serve o altrimenti rischi”.
La strategia di Palazzo Chigi, in questo contesto, è quella di attendere. Sperare quindi che entro la fine dell’anno corrente Kiev e Mosca raggiungano un accordo di pace e tentare di ridimensionare la portata dello shock energetico attraverso una politica di austerity.
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