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sabato 18 Aprile, 2026
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Federico Aldrovandi

Non solo Regeni: il ministero della Cultura boccia anche il film su Federico Aldrovandi

La storia del giovane ucciso dalle percosse della polizia non ottiene i finanziamenti pubblici. Il regista: "È la tematica a disturbare"

Da Maria Vittoria Ciocci
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Il ministero della Cultura blocca la realizzazione di Aldro vive, il film che racconta la storia di Federico Aldrovandi, il giovane morto a Ferrara nel 2005 in seguito alle violente percosse degli agenti di polizia. Anche in questo caso, come accaduto per il documentario su Giulio Regeni, il progetto non è stato ritenuto meritevole e quindi idoneo a ottenere i finanziamenti pubblici. L’opera, la cui regia è affidata a Manuel Benati, è stata presentata dalla casa di produzione romana Chiaroscuro.

“Immagino sia la tematica a disturbare” – ha riflettuto il regista – “il fatto strano è che se la prima volta mancava solo un punto per avere accesso al finanziamento del Mic, nelle ultime due il punteggio si è abbassato sempre di più”. Conclude quindi: “Mi sembra un invito esplicito a non presentarla nemmeno più”. Benati, originario di Reggio Emilia, ha 25 anni ed è appena uscito dalla scuola di Cinema di Ferrara Florestano Vancini.

Ha raccontato di aver scritto la sceneggiatura dopo aver incontrato i genitori di Aldrovandi. “Non rinuncerò a girarlo” – sottolinea – “È un progetto a cui tengo molto, a settembre partiranno le riprese a Ferrara”. Ma tra le opere rifiutate non c’è solo Aldro vive. Tra i progetti bocciati anche Piercing di Margherita Ferri – la regista di Il ragazzo dai pantaloni rosa, campione di incassi nel 2024 –, che si articola intorno alle vicissitudini di tre giovani protagoniste.

Escluso anche Estranei di Cosimo Alemà, storia di integrazione della comunità Sikh nella pianura padana. Nel cast Elena Radonicich, Richy Memphis, Giulio Scarpati, Isabella Ferrari ed Eleonora Giovanardi. Anche in questo caso, ritenuto non meritevole.

Ma non sarebbe la prima volta che il ministero della Cultura fa un buco nell’acqua, non riconoscendo il valore di una storia. Anche Paola Cortellesi, con il suo C’è ancora domani, non ricevette mai i finanziamenti pubblici. Eppure, il film resta un capolavoro del cinema italiano recente.

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