Dal febbraio 2022 l’Ucraina è bombardata incessantemente dai missili e dai droni russi. Ma nelle ultime settimane qualcosa è cambiato. Grazie alla ricerca militare, applicata sul campo, Kiev non ha potenziato solo le sue capacità difensive: ha incrementato l’efficacia di attacco. Diverse raffinerie e infrastrutture energetiche situate in territorio nemico sono state date alle fiamme e questo ha innescato i malumori del leader del Cremlino, Vladimir Putin.
«Siete ben consapevoli che le difficoltà per gli automobilisti e per le imprese persistono», ha ammesso lo Zar. Mosca può ancora contare sulle riserve di benzina, che ammontano a 1,7 milioni di tonnellate. Ma sta anche valutando di bloccare le esportazioni di gasolio per evitare di prosciugare i depositi. In seguito agli attacchi ucraini, che mirano sempre più spesso alle infrastrutture energetiche, il Cremlino si è visto costretto a istituire una task force per garantire ai cittadini le forniture. E limitare il rischio di rivolte interne.
Sulla rivista Foreign Policy poi, il professore di Oxford Pete Frankopan si concentra su quanto sta accadendo al fronte. Negli ultimi mesi infatti, le unità militari russe – sebbene abbiano conquistato due villaggi situati nelle regioni di Dnipro e Zaporizhzhia – stanno retrocedendo. Con perdite di circa 30 mila unità al mese, tra morti, feriti e dispersi.
Citando blogger russi, ucraini e centri di analisi occidentali, Frankopan ha spiegato che «l’aspettativa media di vita per una recluta russa, dal momento dell’arrivo nel campo di addestramento, alle zone del fronte, variano tra i dieci giorni e le tre settimane». Mentre nelle zone di combattimento ad alta intensità, i tempi di sopravvivenza si riducono drasticamente a 30-35 minuti. Un dato che, afferma il professore, causa la morte di otto soldati russi per un solo ucraino. Frutto, appunto, delle innovazioni militari prodotte da Kiev.
È doveroso sottolinearlo: non sono dati verificabili. Quel che è certo però è che il conflitto russo-ucraino ha colpito 1,2 milioni di russi – tra morti, feriti e dispersi – e 600 mila ucraini. Inoltre, gli attacchi degli ultimi mesi hanno ridotto la capacità di raffinazione del greggio russo a 700 mila barili al giorno. Mentre nel 2021 corrispondeva a 6 milioni di barili.
Una condizione, questa, che impone un’altra riflessione: pur di non perdere, sottolinea Frankopan, Putin potrebbe valutare lo scontro con la NATO e l’utilizzo dell’arma nucleare. Anche se si tratta di previsioni difficili. Un’escalation simile non converrebbe al leader del Cremlino, che si ritroverebbe a gestire una guerra contro tutto l’Occidente, quando non riesce neppure a completare gli obiettivi militari prefissati nel 2022 in quella che lui, erroneamente, definì «operazione militare speciale».
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