In un’intervista ad Affari Italiani, Pietro Francesco Dettori presenta il suo libro Riconquistare menti e cuori. L’Occidente sul campo di battaglia digitale, un’analisi sulla sfida comunicativa tra democrazie e autocrazie. Un testo che parte dalla sua esperienza nel Movimento 5 Stelle e approda al progetto Esperia, con un messaggio chiaro: oggi la battaglia decisiva si gioca sulla narrazione. Di seguito i passaggi chiave dell’intervista.
La narrazione
«Oggi le autocrazie hanno capito meglio che il racconto è importante. Costruiscono narrazioni semplici, emotive, coerenti, ripetute all’infinito, capaci di dare identità, indicare un nemico e promettere una direzione. E lo fanno sui social media. L’Occidente invece spesso si limita a spiegare, correggere, smentire. Ma non basta avere valori migliori: bisogna saperli trasformare in una storia che parli alle persone».
Per Dettori il problema è anche europeo: «Nel libro insisto molto su questo punto: l’UE appare spesso come un coro stonato di voci diverse, 27 accenti differenti che faticano a comporre una narrazione comune. E quando non c’è una narrazione comune, non c’è neppure forza comunicativa. Restano i tecnicismi, i compromessi, le dichiarazioni burocratiche, ma non arriva mai un messaggio semplice, forte, capace di parlare alle persone. A questo si aggiunge un secondo errore, altrettanto grave: comunicare come se il centro dello spazio pubblico fossero ancora i media tradizionali. Ma oggi il consenso, l’immaginario, la percezione del reale si formano sempre più sui social media».
I nuovi linguaggi
«Le persone non si muovono solo per i dati o per i fatti nudi e crudi, ma per il significato che quei fatti assumono dentro una narrazione coerente. Ciascuno di noi è un ‘animale’ che apprende tramite le storie. Riconquistare menti e cuori significa proprio questo: non limitarsi a smentire le storie degli altri, ma tornare a raccontare bene le nostre».
E ancora: «Per farlo (l’Occidente) deve superare i suoi complessi di colpa, smettere di considerare sospetto ogni slancio identitario e tornare a difendere con chiarezza libertà, innovazione, prosperità e dignità della persona. E deve farlo usando i social media, cioè il terreno dove oggi si formano immaginario, consenso e appartenenza».
Sui nuovi linguaggi: «La spocchia di chi accusa i social di polarizzare, aizzare o generare sentimenti negativi ignora una verità semplice: la comunicazione è sempre stata una battaglia per conquistare l’attenzione delle persone. Oggi quella battaglia si è spostata sui social».
Dal M5s a Esperia
Dettori rivendica l’esperienza con Gianroberto Casaleggio: «Il Movimento […] è stato il primo a usare linguaggio, mezzi e organizzazione propri della Rete quando in campo politico, in Italia, non lo faceva nessuno. Per questo ha vinto». E guarda avanti: «Le prossime elezioni saranno vinte da chi saprà applicare meglio l’intelligenza artificiale alla comunicazione digitale».
Da qui nasce Esperia: «Esperia è un progetto culturale, il primo di DORS Media, l’azienda di cui sono amministratore. Siamo una startup che vuole crescere e affermarsi come media company innovativa, capace di creare valore anche economico. Stiamo sviluppando un software di intelligenza artificiale per la generazione di contenuti, immagini e video in particolare, che si chiama Giskard Project, con l’obiettivo di concederlo in licenza a chiunque voglia produrre contenuti. Stiamo anche lavorando alla produzione di podcast innovativi e di qualità, e abbiamo tanti altri progetti per lo sviluppo della società. Di sicuro non è un progetto politico, e non riceviamo finanziamenti da partiti politici di alcuno schieramento».
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