giovedì 13 Agosto 2026

Romania, Magdin: “Probabile coalizione tra partiti tradizionali”

Di La Sintesi Online
Condividi questa notizia nei tuoi canali, non tenerla per te:

(Adnkronos) – Lo scenario più probabile dopo il crollo del governo di Ilie Bolojan “è la continuazione di una tra partiti tradizionali, sia come governo di maggioranza che di minoranza”. Lo spiega all’Adnkronos l’analista politico Radu Magdin, sottolineando che lo scenario di elezioni anticipate “è molto improbabile nel contesto romeno: non è mai accaduto, e il , che ha l’ultima parola su tale misura, ha già escluso questa possibilità”. Portebbero tuttavia essere necessari diversi tentativi per formare un governo stabile, aggiunge, dal momento che il partito liberale ha escluso di formare un altro governo con i socialdemocratici. 

La caduta dell’esecutivo Bolojan è avvenuta appunto per mano del Partito socialdemocratico (Psd), dopo che questo ha votato la sfiducia insieme all’estrema destra del partito Alleanza per l’unione dei romeni (Aur). Secondo Magdin rimane comunque molto improbabile che questo asse inedito possa diventare un nuovo esecutivo, “data la configurazione attuale del e le dichiarazioni dei principali attori politici. Tutti i partiti tradizionali, così come il presidente, hanno escluso la possibilità di portare la destra radicale populista al governo. Anche l’Aur probabilmente preferisce attendere le prossime elezioni, dato che attualmente i la accreditano tra il 35 e il 40%”. 

Adesso esiste il rischio di perdere l’accesso a circa 10 miliardi di euro del Fondo Ue per la ripresa post-pandemica, vista la scadenza di agosto e l’urgente necessità di approvare le di riduzione del deficit, il più alto dell’Ue. “Un governo ad interim rende questo compito particolarmente difficile, data la capacità amministrativa dello Stato romeno tradizionalmente bassa”, avverte l’analista: questo “aumenta la pressione per formare rapidamente un nuovo governo stabile. Allo stesso tempo, come il presidente ha ripetutamente sottolineato, esiste un ampio tra i partiti tradizionali riguardo all’importanza dei fondi europei, il che dovrebbe facilitare la cooperazione”, restando che l’assenza di un governo pienamente operativo “potrebbe comunque generare ritardi costosi nel processo decisionale e nell’attuazione”. 

 

Sulla scena politica romena si staglia ancora l’ombra delle elezioni presidenziali del 2024, che la Corte Costituzionale ha annullato dopo l’inaspettata vittoria di un candidato estremista, realisticamente beneficiario di sostegno russo e manipolazione illecita delle piattaforme di , al primo turno. La Corte “ha fornito la propria motivazione per la cancellazione delle elezioni, ma una parte significativa dell’ romena rimane insoddisfatta di quella decisione: ciò che manca ancora è una spiegazione completa di quanto accaduto nel 2024 da parte delle principali istituzioni politiche, nonché uno sforzo più serio per affrontare le istanze che hanno reso parti dell’elettorato ricettive alle narrazioni populiste”, rileva Magdin. 

L’effetto indiscutibile di questi avvenimenti è stato l’aumento della polarizzazione politica, sottolinea l’analista, “ma ciò che osserviamo oggi nella politica romena è determinato in modo preponderante dalla situazione economica del Paese, dalle prestazioni economiche del governo e dall’impopolarità delle misure di austerità introdotte per affrontare il deficit di . Il pubblico è insoddisfatto, i partiti tradizionali sono stati indeboliti dall’ultimo ciclo elettorale e si sentono sempre più insicuri riguardo al loro futuro, data la crescita della destra radicale populista: da qui la maggiore probabilità di crisi politiche”. (di Otto Lanzavecchia) 

internazionale/esteri

webinfo@adnkronos.com (Web Info)

Potrebbe anche piacerti

error: © Riproduzione riservata