martedì 27 Ottobre 2026
Roberto Scarpinato ph Ansa

Scarpinato: «Contro di me un vero e proprio spionaggio politico». Il M5S va allo scontro con la Procura e l’Antimafia

L'ex magistrato sollecita il Senato a sollevare il conflitto di attribuzione per il trojan d'inchiesta finito sulle scrivanie della Commissione senza autorizzazione. Pronto il ricorso solitario alla Consulta

Di Redazione
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Scoppia il caso politico-giudiziario attorno a Roberto Scarpinato. Il parlamentare pentastellato ha depositato un atto d’accusa urgente a Palazzo Madama per chiedere che l’Aula apra il conflitto di attribuzione davanti alla Corte Costituzionale contro la Procura di Caltanissetta e contro la presidenza della Commissione guidata da Chiara Colosimo. Sotto i riflettori ci sono ben diciassette mesi di ascolti telefonici disposti dagli inquirenti siciliani nei confronti dell’ex , mai iscritto nel registro degli . Un’attività che lo stesso parlamentare bolla senza mezzi termini come un «vero e proprio spionaggio politico» mirato a delegittimare un oppositore da «neutralizzare».

Il cortocircuito sulle e la mossa dell’Antimafia

La bufera travalica l’aspetto giudiziario per investire la delle autorizzazioni del Senato. Sebbene il rivendichi abitualmente la tutela della riservatezza e il limite all’uso dei trojan per i politici, in questo caso la ha difeso l’operato della magistratura nissena e l’iniziativa dell’Antimafia. Le trascrizioni, che includono anche dettagli sulla sfera intima di Scarpinato, sono state infatti distribuite ai escludendo il solo diretto interessato. Di fronte all’eventuale ostruzionismo delle forze di governo in , il senatore è intenzionato a proseguire da solo portando la vicenda direttamente alla Consulta.

La contromossa legale per difendere il mandato

Nelle carte consegnate a Palazzo Madama, Scarpinato contesta la condotta dei magistrati, accusati di aver superato i confini delle proprie funzioni redigendo una «cripto-requisitoria infamante nei confronti del sottoscritto, benché terzo non indagato» allegata a una richiesta di archiviazione. La Commissione parlamentare avrebbe poi avallato questo meccanismo legittimando la «libera intercettabilità dei parlamentari per finalità extraprocessuali». Un’ingerenza che spinge l’ex procuratore a promettere la linea dura in ogni sede, annunciando il ricorso «a tutela delle attribuzioni costituzionalmente garantite al libero esercizio del mandato parlamentare».

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