Cristian, 55 anni, affetto da sclerosi multipla, è morto il 18 maggio nella sua abitazione dopo la somministrazione un farmaco letale. A renderlo noto è stata l’Associazione Luca Coscioni, che parla del “terzo caso in Lombardia e del 17esimo in Italia” di suicidio assistito. Secondo quanto riferito dall’associazione, l’uomo aveva presentato richiesta a febbraio 2026.
“Il caso di Christian conferma la piena applicabilità della sentenza della Corte costituzionale in tutto il territorio nazionale, non solo in Toscana e Sardegna”, hanno dichiarato Marco Cappato e Filomena Gallo, tesoriere e segretaria nazionale dell’Associazione Luca Coscioni. Per Cappato e Gallo il caso dimostra anche che, “quando un’azienda sanitaria adempie con tempestività ai propri compiti, il paziente riesce ad evitare di dover subire una lunga agonia contro la propria volontà”.
L’associazione torna poi a chiedere una normativa regionale sul fine vita. “È indispensabile che si approvino norme regionali che chiariscano le procedure da seguire, in modo da garantire quei ‘tempi celeri’ richiesti dalla Corte costituzionale, e che si informino i cittadini e i medici”, spiegano.
La campagna riguarda la proposta di legge regionale di iniziativa popolare “Liberi Subito”, che secondo l’associazione “non introduce nuovi diritti, ma rende concretamente esercitabile un diritto già riconosciuto”, prevedendo procedure definite, uniformità sul territorio e maggiore trasparenza da parte delle aziende sanitarie.
In Lombardia è in corso una raccolta firme dopo che, nel novembre 2024, il Consiglio regionale aveva bloccato la discussione della precedente proposta attraverso una pregiudiziale di costituzionalità. Una posizione poi superata dalla sentenza 204 del 2025 della Corte costituzionale, che ha chiarito come le Regioni possano disciplinare modalità e tempi di accesso alla procedura nell’ambito della tutela della salute.
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