Per la prima volta dopo gli attacchi del 7 ottobre 2023, Benjamin Netanyahu si trova davanti un avversario capace di contendere seriamente la guida del Paese. È Gadi Eisenkot, ex capo di stato maggiore delle Forze di Difesa Israeliane (IDF), generale rispettato e figura lontana anni luce dallo stile del premier. Fondatore del nuovo partito centrista Yashar (“Onesto”), Eisenkot si presenta come l’alternativa a Netanyahu in elezioni che definisce «una battaglia per l’anima della nazione».
Dal fronte alla politica
Sessantasei anni, figlio di immigrati marocchini e cresciuto a Eilat, Eisenkot ha trascorso 41 anni nell’esercito. La sua candidatura nasce anche da una tragedia personale: nel dicembre 2023 ha perso il figlio Gal, 25 anni, ucciso durante un’operazione a Gaza. Nello stesso conflitto sono morti anche due suoi nipoti.
Secondo i suoi collaboratori, la decisione di candidarsi è maturata durante la shivà, il tradizionale periodo di lutto ebraico. Nel presentare la sua corsa ha dichiarato: «Nei 48 anni in cui ho combattuto per Israele ho perso amici e ho perso membri della mia famiglia. Non sono disposto a perdere anche questo Paese.»
La rottura con Netanyahu
Eisenkot aveva lasciato il gabinetto di guerra di Netanyahu contestando una strategia concentrata sulla distruzione di Hamas invece che sul ritorno degli ostaggi. Oggi accusa il premier di aver fallito gli obiettivi del conflitto e, dopo l’annuncio di un possibile accordo su Gaza, ha attaccato duramente il governo: «Ancora una volta i cittadini israeliani vengono a conoscenza di un accordo decisivo attraverso i media stranieri. Il divario tra le promesse di Netanyahu e la realtà è evidente.»
Pur ribadendo che «Israele non può accettare una realtà in cui Hamas sopravvive», l’ex generale sostiene che la guerra non abbia raggiunto i risultati sperati.
L’anti-Netanyahu
Sobrio nei modi e nell’immagine pubblica, Eisenkot viene descritto dai suoi collaboratori come l’esatto opposto di “Bibi”. «Non è un populista», racconta il responsabile della campagna Ronen Manelis. «Non è interessato all’immagine o ai social: rappresenta una vera storia di successo israeliana.»
Nei comizi insiste sulla difesa delle istituzioni democratiche: «Queste elezioni riguardano l’identità di Israele, se rimarrà uno Stato ebraico, democratico, liberale, forte ed egualitario.» E promette una commissione d’inchiesta indipendente sul 7 ottobre, che Netanyahu ha sempre rifiutato: «Se questa inchiesta non verrà condotta, gli eventi del 7 ottobre rimarranno una nube oscura sulla società israeliana per generazioni.»
Una sfida aperta
I sondaggi attribuiscono al partito Yashar un consenso ormai vicino a quello del Likud. Dopo quasi due decenni di dominio politico di Netanyahu, Eisenkot rappresenta il volto di un Israele che chiede responsabilità, trasparenza e una nuova leadership. La sfida del 27 ottobre potrebbe segnare uno dei passaggi politici più importanti nella storia recente dello Stato ebraico.
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