mercoledì 14 Ottobre 2026

Trump vuole impedire l’ingresso negli Stati Uniti alle donne straniere incinte

Per essere considerato cittadino americano è sufficiente nascere nel territorio presieduto dalla Casa Bianca. I Maga vogliono divedere questo diritto

Di Maria Vittoria Ciocci
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Parallelamente ai in ambito internazionale, prosegue la guerra interna di Donald Trump contro l’immigrazione irregolare. In particolare, è un fenomeno a preoccupare il Presidente: il cosiddetto «turismo della nascita», quindi cittadine straniere che partoriscono in America per garantire ai loro figli la cittadinanza. Un evento che, in realtà, è molto raro se consideriamo che nel 2025 negli USA sono nati circa 3,6 milioni di . Dati riportati dai Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (Cdc). In totale, si stima che i nati nel territorio presieduto da Washington sono circa 26 mila.

Eppure, il tycoon è sicuro che la popolazione americana sia in e, siccome considera il diritto alla cittadinanza un valore imprescindibile, ha avuto un’idea: impedire alle cittadine straniere incinte di avere accesso al Paese. Un piano tutto che segue un primo tentativo, bocciato dalla Corte Suprema, di revocare la cittadinanza ai bambini nati negli USA da genitori stranieri. Ad Axios, la portavoce della Bianca Abigail Jackson ha spiegato: «Il Dipartimento di Giustizia darà priorità alle indagini sui casi di ‘turismo della nascita’. L’amministrazione Trump dispone di molti strumenti per salvaguardare la cittadinanza americana».

Ma d’altro canto il vice procuratore generale Colin McDonald ha precisato con un post su che, in realtà, esistono già delle leggi e delle misure in vigore per tutelare la cittadinanza USA da chi partorisce scientemente nel territorio americano. «Molti di questi schemi iniziano con una falsa richiesta di visto, con menzogne sullo scopo o sulla durata del negli », ha evidenziato. Ma la direttrice senior per le politiche federali sull’aborto presso il National Women’s Law Center Katie O’Connor offre uno spunto di riflessione ancora più preoccupante: «L’idea che i dati su chi è incinta e a che punto sia della gravidanza possano finire nelle mani del governo federale, per non parlare dei governi statali, è una prospettiva davvero pericolosa».

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