venerdì 26 Giugno 2026
Mirko Moriconi e Kety Andreoni

Uccide a fucilate la moglie e il figlio: il giovane voleva iniziare un percorso per la transizione di genere

La Procura di Lucca indaga sulla morte di Mirko Moriconi e Kety Andreoni. L’allarme è scattato alle 14.30, quando un familiare ha sentito degli spari provenire dalla loro abitazione

Da Redazione
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Il 63enne Piero Moriconi ha ucciso a colpi di fucile il figlio 24enne Mirko e la moglie , 52 anni. Un al quale stava pensando da una ventina di giorni. Lo ha confermato l’uomo durante l’interrogatorio di mercoledì 24 giugno. A parenti e vicini di casa avrebbe detto: «Mi sono liberato di loro». Frase che è ora al vaglio degli inquirenti. L’omicidio è avvenuto a Camaiore, in provincia di Lucca. L’allarme è scattato alle 14.30, quando un familiare delle vittime ha sentito degli spari provenire dalla loro abitazione e ha quindi contattato il 118.

«Venite, stanno sparando, aiuto», la registrazione raccolta dalla di Lucca, che ha fatto scattare l’intervento dei e dei , accompagnati dagli operatori sanitari e dai militari dell’Arma. Le autorità hanno fatto irruzione nell’appartamento e hanno trovato Moriconi sul tetto della casa. L’uomo non ha opposto resistenza e ha consentito ai militari di disarmarlo e ammanettarlo. Questo, tuttavia, non ha salvato la vita a Mirko e Kety.

Secondo una prima ricostruzione, sembra che il 63enne abbia aperto il fuoco sul figlio, per poi uccidere la moglie, che ha tentato di difenderlo. Moriconi ha spiegato di aver agito perché il 24enne frequentava cattive compagnie e ha fatto riferimento al presunto utilizzo di stupefacenti. Ma secondo i pm il movente risiederebbe nell’orientamento del giovane e nel suo desiderio di avviare un percorso per la transizione di genere.

Il ragazzo lo aveva confidato agli amici, ma non è chiaro se ne avesse parlato in famiglia. E lo conferma anche Regina Satariano, responsabile del consultorio di Torre del Lago, a Viareggio. Qui, Mirko aveva chiesto consigli su come muoversi. «Venire per studiare insieme un percorso da compiere è importante, le nostre porte sono sempre aperte da 18 anni in su», le sue , «nello stesso rivolgo un anche ai genitori: venite da noi che ci sono professionisti pronti ad aiutarvi, perché non si può certo troncare la vita di un essere umano perché ha dichiarato di essere gay».

A ogni modo, i rapporti con il erano già compromessi da tempo. Nel 2022 aveva infatti cambiato cognome, sostituendolo con quello della madre. La situazione sarebbe degenerata ulteriormente negli ultimi mesi, in seguito ai problemi di salute del giovane. Un malessere che l’aveva costretto per un periodo in ospedale. Una volta ripreso, aveva ricominciato a lavorare nel locale Carpe Diem di Viareggio. «Ci eravamo affezionati, quando serviva fa i tavoli a volte si fermava a cantare con i clienti, perché questa era la sua grande passione», ha spiegato il titolare.

Leggi anche: La Procura di Roma sul caso Regeni: «Torturato per giorni. Non dalla malavita, ma da agenti di sicurezza egiziani»

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