domenica 7 Giugno 2026

“Uno spettacolo indecoroso”: le divisioni nel governo bloccano la riforma dei medici di famiglia

Il progetto elaborato dal ministro Schillaci in sinergia con le regioni si è arenato. Lo stop rischia di lasciare le nuove Case di Comunità senza un modello organizzativo definito. Boccia: "La destra preferisce privatizzare la sanità"

Da Giustino Marai
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La riforma dei medici di famiglia si arena davanti a causa delle divisioni nella maggioranza. Il progetto elaborato dal ministero della Salute e dalle Regioni per rafforzare la presenza dei medici nelle Case di Comunità finanziate dal Pnrr sembra infatti aver perso il sostegno di una parte del centrodestra. Uno stop che rischia di rallentare la riorganizzazione della sanità territoriale e di lasciare senza un modello definito molte delle nuove strutture previste dal Piano nazionale di ripresa e resilienza.

Il testo della riforma

La riforma prevedeva un sistema misto per i medici di famiglia. Chi continuava a lavorare nel proprio ambulatorio avrebbe mantenuto l’attuale status di libero professionista convenzionato con il Servizio sanitario nazionale. I medici chiamati a operare nelle nuove Case di Comunità, invece, avrebbero potuto assumere un rapporto più simile a quello dei dipendenti pubblici, con orari e presenza stabiliti dal sistema sanitario.
L’obiettivo era garantire personale stabile all’interno delle Case di Comunità, le nuove strutture territoriali finanziate con i fondi del Pnrr che dovrebbero offrire visite, esami e assistenza vicino ai cittadini, riducendo il ricorso agli ospedali. Secondo i promotori, il modello avrebbe consentito di rafforzare la sanità di prossimità senza eliminare del tutto il tradizionale rapporto di fiducia tra medico di famiglia e paziente.

I dubbi della maggioranza

Il progetto, però, si è scontrato con le resistenze di una parte della maggioranza. Il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato ha ribadito la contrarietà di Fratelli d’Italia all’ipotesi di trasformare i medici di famiglia in dipendenti pubblici.
Sulla stessa linea si sono espressi anche il vicepremier Antonio Tajani e la senatrice Stefania Craxi, secondo cui la riforma rischierebbe di trasformare i medici di base in “anonimi burocrati” chiusi nelle Case della Comunità, indebolendo il rapporto diretto con i cittadini.
Anche la Lega ha manifestato “forti dubbi”, sostenendo che il progetto sarebbe troppo concentrato sul cambio di contratto e sull’obbligo di presenza nelle nuove strutture territoriali.

Malavasi (Pd): “Uno spettacolo indecoroso”

Per la deputata dem Ilenia Malavasi si tratta di “uno spettacolo indecoroso”: “Il governo Meloni non è caduto su una proposta dell’opposizione. È imploso su un provvedimento che aveva costruito da solo, in casa propria, con le mani dei suoi ministri, dei suoi presidenti di Regione, dei suoi assessori”. Pur ricordando le riserve del Pd sul contenuto della riforma, secondo Malavasi l’impasse è la dimostrazione che il governo non è in grado di governare: “Le Case di Comunità, pagate con miliardi di euro del Pnrr, cioè con soldi pubblici europei che l’Italia ha il dovere di spendere bene, rischiano di aprire senza personale, senza un modello organizzativo, senza una prospettiva. Di questo il governo deve rispondere”.
“La destra è divisa, schiava di chi preferisce la privatizzazione della sanità, e una riforma che aveva avuto l’ok delle regioni ora viene affossata”, ha aggiunto il presidente dei senatori Pd Francesco Boccia.

Quartini (M5s): “Un autentico disastro”

“Ancora una volta prevalgono i veti, le resistenze corporative e gli interessi organizzati, mentre i cittadini continuano a fare i conti con carenza di medici, servizi territoriali insufficienti e Case della Comunità che rischiano di rimanere scatole vuote” commenta invece a vicepresidente del Senato Mariolina Castellone (M5s), per cui lo stop alla riforma, “proposta dal ministro Schillaci e appoggiata dalla Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, certifica l’incapacità di questo governo di affrontare uno dei principali nodi della sanità italiana”.
Ancora più duro il deputato Andrea Quartini: “A poche settimane dalla scadenza dei progetti del PNRR, lo scontro tra maggioranza e governo si tradurrebbe anche in un colpo di grazia per la riforma della sanità territoriale e delle Case di comunità. Come se non bastassero i tagli al numero delle strutture e l’incapacità nel realizzarle, ora queste rischiano seriamente di restare senza personale, in sostanza delle scatole vuote senza la possibilità di erogare servizi. Un autentico disastro, l’ennesimo, che ricade sulla pelle dei cittadini”.

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