La Corte d’Assise di Milano ha disposto l’avvio di un percorso di giustizia riparativa per Daniele Rezza, il giovane condannato a 27 anni di reclusione per l’omicidio di Manuel Mastrapasqua, il 31enne ucciso nella notte dell’11 ottobre 2024 a Rozzano durante il tentato furto di un paio di cuffiette da 14 euro, culminato con una coltellata mortale. La decisione non modifica in alcun modo la condanna, né il percorso detentivo del ragazzo, ma apre alla possibilità di un programma finalizzato al suo recupero e al futuro reinserimento sociale.
La famiglia della vittima, tuttavia, ha scelto di non aderire al percorso. A confermarlo è l’avvocata Roberta Minotti, che assiste i familiari di Mastrapasqua. La legale ha spiegato che, come era «umanamente comprensibile», i parenti della vittima non hanno prestato il consenso a partecipare ai programmi previsti dalla riforma Cartabia, anche perché durante il processo «non hanno mai percepito empatia» da parte dell’autore dell’omicidio. Di conseguenza, in assenza della disponibilità dei Mastrapasqua, il percorso di giustizia riparativa proseguirà attraverso il coinvolgimento di cosiddette «vittime surrogate» – persone che hanno subito un reato analogo, ma non sono coinvolte nel caso –, nell’ambito di un programma che sarà definito con un Centro per la giustizia riparativa e la mediazione penale.
Nelle sei pagine dell’ordinanza depositata il 24 luglio, i giudici sottolineano che, pur essendo la pena inflitta «adeguata» alla gravità del delitto, il giovane condannato avrà davanti a sé una lunga detenzione e che il sistema penale deve perseguire anche una funzione afflittiva rieducativa, come previsto dalla Costituzione. Secondo la Corte, il percorso rappresenta «l’ultima opportunità» per tentare un effettivo recupero sociale del ragazzo.
D’altro canto, l’avvocata Minotti ha tenuto a ribadire che il provvedimento non rappresenta una messa in discussione della responsabilità dell’imputato, né della pena inflitta. «Mi pare che la Corte sia stata estremamente obiettiva nel valutare la gravità del reato, la congruità della pena inflitta e abbia compreso le ragioni dei familiari della vittima a non porre il consenso vista la gravità dei fatti e il comportamento di Rezza. Mi pare quasi un atto dovuto», ha dichiarato ad Adnkronos. Ha poi sottolineato che il percorso autorizzato dai giudici guarda soprattutto al futuro del condannato: «Rezza è destinatario di una pena giustamente severa, ma vista la sua giovane età, prima o poi, uscirà dal carcere e quindi dovrà essere preparato al reinserimento sociale».
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