lunedì 27 Luglio 2026
Trump alla scrivania della White House

Nuovi dazi su oltre 80 Paesi: Trump non ferma la guerra commerciale

Il tycoon si appella al Trade Act del 1974 e denuncia lo «sfruttamento della manodopera» da parte dei partner commerciali degli USA. Bruxelles: «Abbiamo già adempiuto ai nostri obblighi»

Di Maria Vittoria Ciocci
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Nessun passo indietro di Donald Trump sui dazi. Nonostante la sentenza della Corte Suprema, che li aveva considerati illegali e ingiustificati, il Presidente USA ha trovato un espediente per riattivarli: la Sezione 301 del del 1974, che difende l’economia americana e contrasta «lo sfruttamento della manodopera». E così le sanzioni dei Paesi UE alle – Google, Apple e Meta – diventano una giustificazione per attivare delle contromisure volte a proteggere il commercio statunitense. La Casa Bianca ha quindi predisposto nuove tariffe doganali, tra il 10% e il 12,5%, per oltre ottanta Stati, tra cui Regno Unito, , Canada, Australia, India, Cina e i 27 Paesi dell’.

«Avvieremo immediatamente un’indagine ai sensi della Sezione 301 sulla pratica di ‘derubare’ le aziende americane e, di conseguenza, i contribuenti americani», ha sottolineato il tycoon, «L’Unione Europea pagherà un prezzo molto alto per questa condotta illegale e altamente immorale, contro la quale li ho costantemente messi in guardia. Le sanzioni saranno interamente revocate e, prevediamo, verrà loro imposta una sostanziale tariffa il prima possibile». È il rappresentante per il commercio degli Stati Uniti Jamieson Greer ad aver annunciato le nuove tariffe lo scorso 23 luglio, provvedimento che ha provocato le dure reazioni degli Paesi coinvolti.

Le reazioni

Australia e hanno definito i dazi «ingiustificati», mentre l’Alta rappresentante UE Kaja Kallas ha chiarito: « ha già adempiuto ai propri obblighi, poiché gli impegni tariffari dell’UE sono entrati in vigore il 1° luglio 2026. L’UE si aspetta che gli Stati Uniti continuino a rispettare i termini della Dichiarazione congiunta UE-USA, anche per quanto riguarda eventuali misure correttive previste da ulteriori indagini ai sensi della Sezione 301. Ciò è essenziale per continuare a garantire ai nostri rispettivi mercati la stabilità e la prevedibilità di cui hanno tanto bisogno». Ha poi garantito: «Continueremo a collaborare con l’ statunitense per garantire che gli Stati Uniti rispettino pienamente i propri impegni».

Più rassicurante è il Regno Unito, che ha ridimensionato la portata dell’annuncio, sottolineando che «questo non comporterà alcuna modifica negativa alle tariffe doganali che le imprese dovranno affrontare. Il nostro accordo con gli Stati Uniti rimane in vigore e oggi constatiamo un miglioramento delle nostre commerciali, con l’eliminazione dei dazi doganali su whisky e tecnologie mediche». Mentre il Canada ha risposto in modo assertivo, rimarcando di «non dover essere preso di mira». Il vicepresidente della di Commercio canadese Matthew Holmes ha inoltre affermato: «La tempistica di questa decisione è alquanto sospetta, dato che i precedenti cicli di dazi sono in scadenza».

Dura anche la posizione della Cina, che ha ribadito la propria contrarietà alle misure tariffarie unilaterali. In un comunicato, il portavoce del Ministero degli Esteri cinese Lin Jian ha dichiarato: «Le guerre tariffarie e le guerre commerciali non sono nell’interesse di nessuna parte».

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