Ferie lunghe non solo a Montecitorio e Palazzo Madama. Anche il Parlamento UE finisce nel mirino delle polemiche per un calendario che, tra pause e settimane dedicate alle attività esterne, di fatto prolunga in modo considerevole lo stop dei lavori parlamentari.
Le ultime sedute in Aula si sono concluse nella seconda metà di luglio. Da lì in avanti è stata organizzata una programmazione che ha allontanato gli eurodeputati dall’emiciclo: prima la settimana riservata alle attività sul territorio, poi la pausa estiva vera e propria.
Sulla carta il ritorno è fissato al 24 agosto, ma il calendario racconta un’altra realtà. In quella data, infatti, è prevista un’ulteriore settimana supplementare dedicata agli impegni fuori dall’Aula, cui seguirà un altro periodo destinato alle attività esterne. Il risultato è che le commissioni parlamentari torneranno a riunirsi soltanto il 31 agosto, circa un mese e mezzo dopo la conclusione dell’ultima sessione plenaria.
Da Strasburgo precisano che gli uffici amministrativi resteranno operativi senza interruzioni e che l’attività istituzionale non si fermerà del tutto durante l’estate. Resta però il dato del calendario politico: tra sospensioni e settimane fuori sede, i lavori ordinari dell’Eurocamera subiscono una lunga pausa che continua ad alimentare il dibattito sulle modalità di organizzazione dell’attività parlamentare.
Soprattutto in un contesto internazionale caratterizzato da tensioni e instabilità geopolitica. Dopotutto, le guerre e la crisi energetica – contrariamente ai parlamentari europei e italiani – non vanno in vacanza.
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