L’organizzazione terroristica Hamas ha annunciato di essere pronta a consegnare le armi. Dopo mesi di negoziati, il gruppo ha accettato la smilitarizzazione a patto che venga realizzata in parallelo con il ritiro delle Forze di Difesa israeliane (Idf) dalla Striscia di Gaza. La notizia è stata comunicata dalla Casa Bianca, che ha parlato di un “passo storico”. Finora, infatti, la seconda fase del piano di pace non è stata avviata proprio a causa della decisione di Hamas di non consegnare le armi.
Solo alcune settimane fa, il gruppo aveva eletto il suo nuovo leader, Khalil al Hayya. Una figura che secondo alcuni avrebbe potuto inasprire i rapporti con Usa e Israele. I nuovi vertici hanno invece scelto una posizione più conciliante, forse nella speranza di preservare la propria parte politica. Questa evoluzione potrebbe essere utile anche al primo ministro di Israele, Benjamin Netanyahu, che il prossimo autunno affronterà le elezioni. Il premier potrebbe sfruttare la prospettiva di una soluzione per Gaza come ultima carta per recuperare consensi.
Gli ostacoli alla smilitarizzazione di Hamas
La seconda fase del progetto di pace nella Striscia presenta ancora delle problematiche. Secondo l’accordo, il movimento fondamentalista islamico dovrebbe consegnare tutti gli armamenti in suo possesso a un comitato tecnico palestinese creato dal Board of Peace, l’entità formata da Donald Trump nel gennaio scorso. Al momento, però, persistono numerosi dubbi sia sulle tempistiche sia sulle modalità con cui questo passo in avanti sarà compiuto. Come riferito da un membro del team negoziale di Hamas, il gruppo ha accettato il compromesso “per il bene del suo popolo e per risparmiare a Gaza altre uccisioni e sfollamenti”.
Il ritiro delle Idf da Gaza
Da quando la guerra si è conclusa, ormai un anno fa, le Idf sono rimaste nella Striscia, continuando a portare a termine operazioni belliche che hanno provocato la morte di più di mille palestinesi. Le truppe di Israele controllano attualmente il 60% della Striscia, per cui i tempi di ritiro sono piuttosto lunghi. Alcuni osservatori sostengono che si tratti di tempistiche inferiori a un anno, mentre per il Financial Times, Gaza non sarà libera prima della fine del 2027.
Il ritiro inizierà dopo che Hamas avrà consegnato le armi e distrutto i tunnel sotterranei presenti in tutta la Striscia. L’accordo tra le due parti, comunque, non chiarisce se queste armi debbano essere solo immagazzinate o anche distrutte. In più, non è stato specificato chi dovrebbe occuparsi materialmente di disarmare i terroristi. Israele fa riferimento a una “polizia palestinese”, con agenti addestrati in Egitto, ma che ancora non esistono. Allo stesso modo, nell’accordo si fa riferimento a una forza multinazionale, di cui però non si hanno ulteriori notizie o specifiche.
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