giovedì 13 Agosto 2026
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Roma, svolta nel caso Rebaudo: fermato il compagno per femminicidio

Gli investigatori hanno ricostruito gli ultimi momenti di vita della giovane e hanno fermato il compagno con l'accusa di omicidio aggravato dal vincolo della convivenza

Di Sharon Costa
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Quella che nelle prime ore sembrava una tragica caduta accidentale o un gesto volontario si è rivelata, secondo gli elementi raccolti dagli investigatori, un caso di femminicidio. La vicenda riguarda la morte di , la di 30 anni trovata senza vita il 13 luglio scorso nel complesso di via dell’Archeologia 52, nel quartiere romano di Tor Bella Monaca. Dopo un’intensa attività investigativa, la Polizia di Stato ha eseguito un fermo nei confronti del compagno della , Mohamed Trabelsi, quarantenne di origine nordafricana, ritenuto gravemente indiziato di avere provocato la morte della donna.

L’inchiesta ha ribaltato completamente la ricostruzione iniziale. Gli investigatori ritengono infatti che l’uomo abbia spinto la compagna nel vuoto dalla terrazza condominiale per poi cercare di far apparire l’accaduto come un . L’accusa contestata è quella di omicidio aggravato dal vincolo della convivenza e qualificato come femminicidio secondo la normativa entrata in vigore il 2 dicembre 2025, che introduce una specifica qualificazione giuridica per i delitti commessi nei confronti delle donne in determinati contesti di violenza.

Le testimonianze hanno cambiato il corso delle indagini

Gli investigatori della polizia giudiziaria del VI Distretto Casilino hanno approfondito ogni dettaglio della vicenda senza fermarsi alle prime apparenze. Numerosi dello stabile hanno raccontato di avere sentito una violenta lite tra la coppia pochi istanti prima della caduta della giovane. Alcuni testimoni hanno riferito di urla provenienti dalle scale condominiali e hanno descritto un rapporto caratterizzato da continui contrasti che, secondo i loro racconti, andavano avanti da tempo.

Le dichiarazioni raccolte dagli investigatori hanno assunto un ruolo decisivo, soprattutto perché hanno trovato riscontro nelle immagini registrate dagli impianti di videosorveglianza presenti nella zona. Le telecamere hanno consentito di ricostruire gli spostamenti della coppia nelle ore precedenti alla tragedia e di confrontare quei movimenti con le versioni fornite dall’. Le incongruenze emerse nei racconti dell’uomo sugli orari e sulla dinamica dei fatti hanno spinto gli investigatori a intensificare gli accertamenti fino all’esecuzione del fermo.

Il possibile movente e il contesto della vicenda

Secondo quanto emerso nel corso delle indagini, Dafne Rebaudo avrebbe maturato la decisione di interrompere la relazione sentimentale con il compagno. Proprio questa scelta rappresenterebbe, allo stato degli accertamenti, il possibile movente del delitto. Gli investigatori ritengono infatti che la volontà della donna di lasciare il convivente abbia provocato l’escalation culminata nella tragedia.

Gli atti dell’inchiesta indicano inoltre che Mohamed Trabelsi graviterebbe nell’ambiente dello spaccio attivo nella zona di via dell’Archeologia e risulterebbe coinvolto anche nella gestione del racket delle occupazioni abusive delle case popolari presenti nel complesso residenziale, noto da tempo per le criticità legate alla criminalità.

Nel corso delle indagini alcune persone residenti nel cosiddetto “palazzo dell’orrore” hanno deciso di collaborare con gli investigatori, superando il clima di omertà che spesso caratterizza contesti segnati dalla presenza di gruppi criminali. Le loro testimonianze hanno contribuito a ricostruire con maggiore precisione gli ultimi momenti della giovane e hanno rafforzato il quadro indiziario raccolto dagli inquirenti.

La Procura prosegue gli accertamenti

Il procedimento viene coordinato dal pubblico ministero Saverio Francesco Saverio Musolino della Procura di Roma. Dell’attività investigativa è stato informato anche il sostituto procuratore Antonio Verdi, componente del pool specializzato nei reati contro la famiglia, i minori, la sessuale e i soggetti vulnerabili.

Nei prossimi giorni il giudice per le indagini preliminari del dovrà pronunciarsi sulla convalida del fermo e valutare l’eventuale applicazione della misura cautelare in carcere nei confronti dell’indagato. L’inchiesta prosegue per completare tutti gli accertamenti necessari e definire in modo definitivo la dinamica della vicenda.

Il cordoglio delle istituzioni

Il presidente del VI Municipio delle Torri, Nicola Franco, ha espresso vicinanza familiari della vittima e ha rivolto un ringraziamento agli investigatori del VI Distretto Caslino per il lavoro svolto. “La rapidità e la professionalità dimostrate hanno consentito di fare piena luce su una vicenda che inizialmente sembrava un gesto volontario”, ha dichiarato, ribadendo anche l’impegno dell’amministrazione municipale nel contrasto allo spaccio e alla criminalità presenti nel quartiere di Tor Bella Monaca.

La morte di Dafne Rebaudo rappresenta un’altra drammatica vicenda di violenza contro le donne che richiama l’attenzione sull’importanza delle denunce, della tutela delle vittime e del lavoro investigativo capace di ricostruire i fatti anche quando una tragedia appare inizialmente diversa da ciò che realmente è accaduto. Le indagini hanno infatti consentito di trasformare un presunto suicidio in un caso di omicidio, facendo emergere un quadro completamente differente rispetto alle prime ipotesi.

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