giovedì 13 Agosto 2026

«Oh partigiano, portali via». Quando Francesco Guccini si scagliò contro Salvini e Meloni

Il cantautore rivisitò l'inno della resistenza inserendo «i fasci della Meloni, che vorrebbero ritornar». Fdi accusò Guccini di “istigazione all’odio”. Storia di un rapporto difficile tra lui e la destra italiana

Di Redazione
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La scomparsa di Francesco Guccini riporta al dell’attenzione non solo la sua straordinaria carriera musicale, ma anche il suo rapporto spesso conflittuale con la politica. Il modenese non ha mai fatto mistero delle sue convinzioni antifasciste e del suo legame con i valori della , intervenendo più volte nel dibattito con giudizi netti, soprattutto nei confronti di Giorgia . Negli ultimi anni Guccini aveva definito la presidente del Consiglio «furba, intelligente e pericolosa», arrivando in altre occasioni a parlare di un governo con tratti «illiberali» e persino di un «regime». Parole che hanno alimentato uno scontro politico destinato a far discutere.

Il caso di “Bella ciao” e la replica della premier

L’episodio più noto risale al 25 aprile 2020. Per celebrare la , Guccini pubblicò sui social una versione rivisitata di “Bella ciao”, inserendo un passaggio che faceva esplicito riferimento a Giorgia Meloni: «Con i fasci della Meloni che vorrebbero ritornar». Cantava Guccini: “Stamattina mi son svegliato e ho trovato l’invasor. ‘era Salvini, con , oh bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciao, con i fasci della Meloni, che vorrebbero ritornar. Ma noi faremo la Resistenza, oh bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciao, noi faremo la Resistenza, come fecero i partigian. Oh partigiano, portali via, come il 25 april”. Il cantautore provocò la dura reazione dell’allora di Fratelli d’Italia. Meloni parlò apertamente di «istigazione all’odio», chiedendosi se quel richiamo alla Resistenza significasse invocare processi sommari, il confino o addirittura «appenderci a testa in giù», in un evidente riferimento alla fine di Benito Mussolini. La leader della destra concluse assicurando che lei e il suo partito non si sarebbero lasciati intimidire.

“Furba, intelligente e pericolosa”

Negli anni successivi Guccini non attenuò le proprie critiche. In un’intervista rilasciata al Corriere della Sera nel 2024 descrisse Meloni come «furba, intelligente e pericolosa». Secondo il cantautore, il pericolo non riguardava tanto la figura personale della premier quanto il progetto politico portato avanti dal governo, in particolare le riforme del premierato e dell’autonomia differenziata. Guccini sosteneva che quelle modifiche avrebbero potuto alterare gli equilibri della Costituzione, parlando del rischio di una «forma moderna di autocrazia» e richiamando il modello del premier ungherese Viktor Orbán.

Le accuse al governo

Le critiche non si fermarono alle riforme istituzionali. In un’altra intervista, concessa al Fatto Quotidiano, Guccini definì la «illiberale», accusandola di non accettare il dissenso e sostenendo che Giorgia Meloni evitasse il confronto diretto con la stampa attraverso interviste concordate. Parole che confermarono la distanza tra il cantautore e il governo, trasformando Guccini in una delle voci più critiche nei confronti dell’esecutivo.

La stima musicale nonostante le polemiche

Paradossalmente, lo scontro politico non ha mai cancellato l’ammirazione che Giorgia Meloni ha più volte dichiarato di nutrire per l’artista. La premier, infatti, non ha mai nascosto di apprezzare le canzoni di Guccini, riconoscendone il valore nella storia della musica italiana. Una contraddizione che racconta bene il rapporto tra i due: da una parte il rispetto per un grande autore, dall’altra uno scontro politico e culturale durissimo, destinato a rimanere uno degli aspetti più discussi della figura pubblica di Francesco Guccini.

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