«Il premier spagnolo farebbe miglior figura a tacere e a controllare i suoi confini». Matteo Salvini torna all’attacco di Pedro Sánchez dopo lo scontro diplomatico tra Italia e Spagna seguito ai fatti di Ceuta e lo fa con una cifra destinata a far discutere. A margine del direttivo della Lega, riunito in via Bellerio a Milano, il vicepremier sostiene che l’Italia stia fermando «decine di irregolari in arrivo dalla Spagna», anche negli aeroporti e anche in queste ore. Una ricostruzione che, però, non coincide con i dati che filtrano dal Viminale. Secondo le informazioni disponibili, le persone fermate sarebbero 14, non «decine». E soprattutto non risulterebbero provenienti da Ceuta.
Il caso Ceuta sullo sfondo
La precisazione è tutt’altro che secondaria. Il riferimento alla città autonoma spagnola è infatti diventato uno dei punti centrali dello scontro politico tra Roma e Madrid. Salvini utilizza il tema per rivendicare la linea del governo italiano sulla gestione dei confini e per rispondere alle critiche arrivate dalla Spagna. Ma il dato numerico evocato dal leader della Lega rischia di trasformarsi in un boomerang: la differenza tra «decine» e 14 non è soltanto una questione lessicale quando viene utilizzata per descrivere la portata di un fenomeno migratorio. Il vicepremier, tuttavia, non arretra e ribadisce che la Spagna dovrebbe concentrarsi sul controllo delle proprie frontiere invece di criticare l’Italia.
Nessun cambio al Viminale, per ora
Nel corso dell’incontro milanese Salvini ha parlato anche del suo futuro al ministero dell’Interno. Da settimane circolano indiscrezioni su un possibile avvicendamento con Matteo Piantedosi e su un suo ritorno al Viminale. L’ipotesi, almeno per il momento, viene respinta. Salvini ha escluso che a Pontida, il prossimo 20 settembre, possa annunciare il passaggio al ministero dell’Interno: «No, questo lo scrivono i giornali», ha tagliato corto. Ma subito dopo ha lasciato aperta una porta. Il vicepremier ha ricordato i «250 miliardi di euro di cantieri aperti» e spiegato che il suo obiettivo prioritario è vincere le prossime elezioni con il centrodestra e portare la Lega «sopra il 10%».
La porta resta socchiusa
Quanto al Viminale, Salvini non sembra considerarlo affatto un capitolo chiuso. «Ci sono stato, so come funziona e ci torno volentieri», ha ammesso, aggiungendo però che una decisione dipenderà dalle richieste della maggioranza. Per ora, dunque, nessun trasloco annunciato. Resta invece la partita politica sui migranti, dove anche i numeri diventano terreno di scontro. E questa volta la matematica di Salvini dovrà fare i conti con quella del Viminale.
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