lunedì 12 Ottobre 2026

Bomba a Ranucci? Doveva essere una «sceneggiata»: la verità sull’attentato

La bomba davanti alla casa del conduttore di Report avrebbe dovuto essere soltanto una sceneggiata, secondo quanto raccontato agli investigatori da Pellegrino D’Avino e Antonio Passariello. I due avrebbero inoltre confermato di aver ricevuto 3 mila euro

Di Redazione
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La bomba davanti alla casa di Sigfrido Ranucci avrebbe dovuto essere soltanto una sceneggiata. È questa la novità emersa dagli interrogatori di Pellegrino D’Avino e Antonio Passariello, i due presunti esecutori dell’attentato del 16 ottobre 2025 contro il conduttore di . Secondo quanto riferito dai loro legali, i due avrebbero raccontato ai magistrati che il commando era convinto che nessuno sarebbe rimasto : l’ordigno sarebbe dovuto servire a inscenare un attentato, senza reali.

Dieci ore di interrogatorio

D’Avino e Passariello sono stati interrogati per circa dieci ore nel carcere romano di Rebibbia. Al termine, gli Generoso Pagliarulo e Antonio Falconieri hanno confermato che i loro assistiti «hanno parlato». I due avrebbero risposto anche alle domande sulla vittima e sulla parte lesa, Ranucci, e avrebbero ricostruito le modalità con cui sarebbero stati coinvolti nell’operazione. Il mandato, secondo la loro versione, consisteva nel piazzare un ordigno e non nel fare fuoco contro l’abitazione del giornalista. Una volta assoldati, avrebbero dunque agito nella convinzione che si trattasse di un’azione dimostrativa, una «sceneggiata» che non avrebbe dovuto provocare .

Tremila euro

I due avrebbero inoltre confermato di aver ricevuto complessivamente 3 mila euro per l’operazione. Su chi abbia materialmente consegnato il denaro e sulle circostanze del pagamento, però, gli interrogatori non avrebbero fornito elementi resi pubblici. Le dichiarazioni dovranno ora essere sottoposte a verifiche investigative. Il verbale è secretato e saranno necessari riscontri per stabilire quanto della ricostruzione fornita dai due indagati trovi conferma.

Il ruolo di Tavares

Al della vicenda resta Clesio Gomes Tavares, il presunto intermediario attualmente . D’Avino lo considerava un fratello, tanto da avergli affidato il battesimo del primo figlio. Secondo i due interrogati, tuttavia, sarebbe stato proprio Tavares a gestire i rapporti con gli altri anelli della catena. Resta inoltre da chiarire chi sia il misterioso «dottore» citato nelle intercettazioni tra i presunti bombaroli.

Tavares parla dal Camerun

Intanto Tavares è stato rintracciato dal Tg1 in Camerun. Ha confermato di conoscere alcuni degli e di essere socio di Valter , ma non ha voluto parlare della bomba. Ha negato di essere latitante e ha annunciato: «Tornerò in per parlare con i magistrati». Nei prossimi giorni sarà interrogata anche Marika De Filippis. Intanto i difensori di D’Avino e Passariello presenteranno un’istanza per attenuare le misure cautelari, puntando soprattutto a far cadere l’aggravante mafiosa.

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