Dietro la narrazione del «generale senza padroni» si muove una macchina finanziaria complessa. Come rivela Il Giornale in un’inchiesta a firma di Lirio Abbate, al primo settembre Futuro Nazionale ha incassato 415.918,52 euro tra erogazioni dirette e contributi indiretti. Il nodo principale riguarda Il Mondo al Contrario (Mac), presieduto da Guido Giacometti, che pur definendosi «autonomo e indipendente» opera in stretta subordinazione politica. Tra i due bilanci emergono difformità sui tempi e sulla natura di 83.300 euro erogati: 13.300 euro classificati come contributo indiretto dal Mac figurano invece come «contributo diretto» per il partito. Risultano inoltre registrate donazioni da 40mila euro a nome di «Esicompany», società non rintracciabile nel Registro delle Imprese italiano, e un versamento da 10mila euro firmato Jacopo Ricciotti, donatore non identificabile con certezza.
Dossier europei, ferrovie e concentrazioni di fondi
Analizzando le entrate, Il Giornale evidenzia rilevanti incroci di interesse. L’imprenditore Domenico Santoro, attivo negli impianti di segnalamento ferroviario, ha garantito un comodato gratuito da 12mila euro; un dettaglio che assume peso considerato che Vannacci, al Parlamento europeo, è stato relatore ombra sulla mobilità militare e che il suo staff ha incontrato Ferrovie dello Stato. Nel registro compaiono poi 60mila euro complessivi forniti dalle società Ecoholding, Ecolattanzio e Stabilia Italia, tutte riconducibili alla famiglia Cieri, oltre ai contributi della Compagnia Petrolifera Piemontese (30mila euro) e la sede nazionale concessa da Patto Italia per un valore di 18.518,52 euro.
Dal soprannome d’Accademia alla caricatura del perseguitato
L’inchiesta de Il Giornale si chiude ripercorrendo le radici del personaggio. Molto prima dei successi editoriali, gli storici compagni dell’Accademia militare di Modena gli avevano cucito addosso il soprannome di «Super Fetecchia», descrivendolo nell’annuario come un profilo dotato di «fantasia», protagonista di «strabilianti avventure», incline ad «accese discussioni» e con una «dote non comune di rompiscatole». Un ritratto goliardico che anticipava l’attitudine odierna del generale: trasformare ogni verifica contabile o politica in una narrazione persecutoria a suo danno.
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