Con 113 voti a favore, 71 contrari e 2 astenuti, l’aula del Senato ha dato il via libera finale alla riforma della legge elettorale, che ora dovrà tornare alla Camera. L’approvazione è arrivata in un clima infuocato, con i senatori delle opposizioni che hanno esposto in aula cartelli con la scritta «No alla legge truffa». Durissimo l’affondo del capogruppo M5S Luca Pirondini, che mostra in aula un fac-simile di scheda elettorale prima di essere richiamato dal presidente La Russa: «Questa è una legge fatta perché la maggioranza vuole imbullonarsi alla poltrona. Una legge modificata con il vostro stile, facendo conti e guardando i sondaggi. Se si dice che si sono inserite le preferenze non è vero e questa è una legge truffa, fatta di menzogne, con preferenze farlocche, introdotte per finta».
La stretta sulle firme e il nodo del premio
Al centro delle polemiche c’è l’emendamento Zedda (FdI), che eleva da 1.500 a 6.000 le firme da raccogliere per ogni collegio per le forze prive di parlamentari, scatenando le critiche di incostituzionalità e spingendo Giuseppe Conte a invocare l’intervento del Quirinale. Dure critiche giungono anche dal capogruppo Pd Francesco Boccia: «Avete previsto che il 42% possa far scattare un premio fino a 70 deputati e 35 senatori, ma che idea di democrazia è? Prendete quasi tutto e sperate di eleggervi da soli il presidente della Repubblica. Non vi interessano i problemi del Paese e l’unica cosa che vi interessa è il potere da cui siete ossessionati».
Le reazioni del centro: Renzi e Calenda dicono no
Respingono il testo anche le forze centriste. Matteo Renzi (IV) attacca la maggioranza sostenendo che «la destra abbia costretto il Parlamento a discutere di legge elettorale non perché c’è un’esigenza di stabilità, ma perché ha paura di perdere», avvertendo la sinistra che «chi si incaricherà di romperne l’unità per ragioni ideologiche o personali passerà alla storia come colui che darà ancora cinque anni a Meloni, Vannacci e compagnia». Per Carlo Calenda (Azione), infine, «questa legge mira a perpetuare uno scontro continuo e costante che in questo paese bisognerebbe chiudere mandando in soffitta il bipolarismo», evitando di generare a ogni tornata «una domanda ancora più estrema».
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